Lo scrittore di viaggi Sud Africano Sihle Khumalo conosce molto bene il trasporto pubblico del suo continente, ma per i suoi spostamenti quotidiani è più abituato ad utilizzare la sua auto privata. Recentemente ha provato a esplorare il suo circondario utilizzando i trasporti pubblici, da Soweto a Sandton.
Avendo viaggiato con il trasporto pubblico in più di 10 paesi africani, era naturale che esplorassi il mioi cortile di casa utilizzando il taxi e il nuovo sistema di Bus Rapid Transit (BRT) - conosciuto come ReaVaya. Tra le altre cose volevo verificare come funzionano i nostri sistemi di trasporto rispetto a quelli del resto di Mama Africa.
Il mio piano era semplice e chiaro: prendere ReaVaya da Soweto al centro di Johannesburg e quindi un taxi fino a Sandton. Venerdì pomeriggio, il giorno prima del mio spostamento, decisi di uscire dal mio ufficio - nel centro di Johannesburg - per comperare un biglietto di ReaVaya.
In Piazza Gandhi, alla rivendita di biglietti di Metrobus, una signora che ostentatamente mastica un chewing gum mi dice che lei vende solo i biglietti per Metrobus, non per ReaVaya.
'Ma Metrobus e ReaVaya non sono gestiti entrambi da Johannesburg Metro?', chiedo cercando di nascondere il mio disappunto.
'Fratello, ti ho detto che vendo solo biglietti Metrobus. Se vuoi un biglietto per ReaVaya, devi andare in Commissioner Street.'
Un po' scocciato decido di comperare il biglietto a Soweto il giorno seguente.
In un assolato sabato mattina, equipaggiato con tutte le informazioni raccolte sul sito web di ReaVaya, mia moglie mi accompagna in macchina a Soweto. Nell'arrivarci noto che sono stati piantati alcuni giovani alberi (meglio tardi che mai) lungo Chris Hani Road. Essendo ormai passate le dieci, incappiamo in una lunga processione di auto diretta al cimitero per un funerale. Gli abitanti di Soweto non riescono ad aspettare per seppellire i morti, concludo. Dopo Maponya Mall, svoltiamo a destra in Klipspruitvalley Road e voilà, eccoci. L'autostazione di Emfuleni.
Non posso non notare la struttura rossa situata in un isola tra le due carreggiate sul lato opposto della strada. Dopo essere sceso dall'auto e salutato la mia famiglia noto che, nonostante le strisce pedonali, le auto (e in particolare i taxi) non rallentano per darmi la precedenza. Solo dopo un attimo e il passaggio di un'altra processione funeraria è possibile raggiugnere la moderna fermata di autobus.
Un addetto con addosso un giubbino catarifrangente mi indica dove comperare il biglietto, che mi costa 500 centesimi. Mi spiega anche dove, una volta timbrato il biglietto, collocarmi per attendere l'autobus.
Il bus arriva in dieci minuti e sono sorpreso di vedere quanta gente, per un Sabato mattina, va in città. Pochissimi i posti a sedere liberi. Mi siedo vicino a Nana - una grassa, bellissima donna nera. Non aspetta nemmeno che mi metta comodo al mio posto. Prima ancora di arrivare alla fermata successiva - circa 5 km - di fronte all'Orlando Stadium, stiamo parlando come vecchi amici che non si vedono da un sacco di tempo: ci diamo il cinque e ridiamo sguaiatamente.
L'autobus è pulito e in ordine e i posti a sedere sono comodi. Nana, in un attillato vestito nero, mi spiega che i sedili rossi vengono chiamati posti con priorità e riservati a donne incinte, disabili e persone con bambini piccoli. Sto ancora annuendo, mostrando quanto sia rimasto impressionato dal BRT, quando la nostra conversazione viene interrotta dal controllore.
Sbrigate le formalità, Nana continua.
'I tassisti non sono molto contenti del BRT perchè la maggior parte della gente non utilizza più il loro servizio. Il motivo è che a parte i costi - la tariffa dei taxi da Thokoza Park al centro è di 7.50 Rand mentre il biglietto del BRT ne costa solo 5 -l'autobus impiega la metà del tempo dei taxi. Nei giorni lavorativi dovevo uscire di casa alle 6, adesso con il BRT esco un'ora più tardi e arrivo ancora al lavoro in tempo. Questo BRT ha davvero colpito duramente i tassisti. Dovrebbero introdurre tariffe speciali e sconti.'
Prima che possa dire qualunque cosa continua: 'Adesso i tassisti ti lascinao perfino mangiare nei loro taxi, una cosa che non avrebbero mai permesso prima dell'introduzione di ReaVaya'.
In meno di mezzora siamo in città. Sono già così impressionato che non posso fare a meno di pensare che se vivessi a Soweto non utilizzerei più l'automobile per andare in ufficio in Main Street. Questo è esattamente quello che i Sud Africani aspettavano - un sistema di trasporto pubblico, sicuro, conveniente e ad un prezzo ragionevole - concludo mentre scendo all'angolo tra Rissik e Market road.
Il centro città è stato riammodernato negli ultimi due anni e sono stati aperti dei punti di ristorazione trendy come Ninos, Cappello e Darkie Cafè sembra con un buon successo, attirando gente della classa media - per lo più diamanti neri - che consuma lì il suo pasto. Invece di andare in un ristorante scelgo di entrare al Carlton Centre.
Dopo avre pagato 8 rand salgo in ascensore con alcuni turisti tedeschi al 50esimo piano. E' la prima volta che mi godo una panoramica di Johannesburg dal Tetto dell'Africa, come viene chiamato questo posto. Mi rendo improvvisamente conto che chiunque visiti Jozi per la prima volta dovrebbe farsi un giro qui per prendere visione della più grande città africana dalla prospettiva giusta. Dopo aver assorbito l'incredibile spettacolo del panorama, è ora di dirigersi alla stazione dei taxi Noord, che qualche tempo fa si è trovata sulle prime pagine per l'aggressione dei tassisti a una donna in minigonna.
Attraverso Smal Street verso King George Road. Come nella maggior parte dei centri cittadini del Sud Africa, ci sono folle di neri che camminano sulla strada e neanche un bianco all'orizzonte. Tra i vari negozi aperti lungo la via ne noto uno, proprio prima della stazione dei taxi, che vende uqanduqandu, una versione africana del Viagra che sembra garantire meraviglie mantenendo la gamba di mezzo, enormemente dilatata, puntata dritta verso il Nord magnetico fino al sorgere del sole...). Forse tra 20 anni, quando sarò nei miei cinquanta, potrò averne bisogno, penso.
Passo mezzora cercando tra i taxi quelli diretti a Sandton. Da tipio maschio, non voglio abbassarmi a chiedere indicazioni al primo segnale di difficoltà di orientamento. Cammino in tondo osservando la gente che prende i taxi diretti non solo verso altre città Sud Africane ma
anche verso nazioni confinanti come il Lesotho o lo Zimbabwe.
Alla fine decido di umiliarmi, ma le prime cinque persone alle quali chiedo non hanno idea del punto dal quale partono i taxi per Sandton. Alla fine un uomo di mezza età con una T-Shirt da ragazzo Zulu mi aiuta ad uscire d'impaccio. Il taxi che cerco si trova alla Stazione Centrale dei Taxi, distante tre isolati.
Per qeusto dopo aver attraversato tre incroci semaforizzati arrivo al Parcheggio Centrale da dove i taxi partono per diversi quartieri di periferia. Onestamente devo ammettere di non aver mai saputo dell'esistenza di questo parcheggio per taxi.
In un attimo, grazie ai cartelli indicatori, individuo quale taxi devo prendere. Andando contro quello che mi suggerisce il mio buon senso salgo sul sedile posteriore, dove devo stringermi tra due giovani ragazze che parlano con un falso accento americano. Anche se tutti e tre siamo molto magri, ci dobbiamo stringere molto...
Come se non fosse abbastanza, quando il taxi parte, insorge un nuovo problema: il costo del viaggio è di 9 rand, ma tutti e tre abbiamo solo banconote da 20 rand. E mentre l'autista accelera lungo Twis Street, calcola anche il resto che ci deve. E' un tizio talmente abile che mentre fa tutto questo, cambia continuamente corisa e trova il tempo di rispondere al telefono.
Quando, 25 minuti dopo, il taxi mi lascia all'angolo tra Maude e West Street a Sandton, ho raggiunto due conclusioni...
Primo: anche se il trasporto pubblico Sud Africano è meglio di quello degli altri paesi africani, abbiamo ancora molta strada da percorrere prima di poter dire di avere un sistema di alta qualità.
Secondo: non c'è da stupirsi che gli abitanti di Soweto abbiano abbandonato i taxi. Datemi sempre un BRT. Anche se in taxi avete buone probabilità di essere strizzato da due bellezze sexi in minigonna. Ecco perchè, ho pensato, c'è il negozio che vende uqanduqandu fuori dalla Stazione Noord...
# # #
Fonte: Mobility Magazine Africa che si ringrazia per il consenso alla pubblicazione
L'autore:
Sihle Khumalo ha scritto due libri – 'Dark Continent My Black Arse', e 'Heart of Africa' – che raccontano dei suoi viaggi in Africa sui mezzi di trasporto pubblico
Ulteriori informazioni su Rea Vaya BRT:
Dove gli autisti non sono maleducati
www.reavaya.org.za
venerdì 22 gennaio 2010
Messaggio dal Sud Africa: il trasporto pubblico di Jozi
giovedì 21 gennaio 2010
Lo shared space: contro ogni logica
Nei decenni passati la legislazione sul traffico ha determinato il modo di progettare gli spazi pubblici ponendosi come obiettivo prioritario quello di favorire ovunque la mobilità individuale motorizzata migliorandone "fluidità" e sicurezza. Ma questo a spese della qualità e degli ambienti di vita delle persone.
In questo video prodotto dall' Isituto Shared Space dei Paesi Bassi nell'ambito di un progetto dell'Unione Europea vengono descritti i principi base, spesso controintuitivi,dello shared space, che prova a mescolare piuttosto che a segregare le varie funzioni degli spazi pubblici.
A noi latini non può sfuggire la corrispondenza tra le teorizzazioni dello shared space e la quotidianità di molti nostri centri cittadini, soprattutto in italia meridionale, dove durante l'ora dello struscio si vengono a creare parecchi "shared space informali", naturale conseguenza dell'inadeguatezza degli spazi urbani ad accogliere in sede separata il traffico urbano e la varia umanità pedonale che in quei momenti si riversa sulle strade.
Sembra superfluo sottolineare il senso di accoglienza e di socialità che ispirano tali luoghi, in contrasto con le strade delle periferie dove prevale la regolamentazione imposta dai codici della strada.
Commenti e articoli da parte dei lettori su questo argomento "rivoluzionario" e al contempo antico sono caldamente sollecitati.
Enrico Bonfatti.
Ancora sullo Shared Space:*Lo Shared Space Institute
* La battaglia per le strade
* In ricordo di Hans Monderman
* Perchè lo spazio condiviso è bello
mercoledì 20 gennaio 2010
Il carsharing che non c'è: l'Islanda.
Proseguiamo oggi con la nostra rassegna sul carsharing nel mondo con una presentazione di un paese dove non esiste ancora: l'Islanda. Il report ovviamente è molto breve, ma è emblematico delle difficoltà che spesso si incontrano nelle fasi iniziali di questa modalità di trasporto sostenibile, quando si rende necessario sensibilizzare sempre più persone ad abbracciare un approccio nuovo alla mobilità, ai trasporti e all'ambiente. In calce al report una riflessione di Eric Britton.
Morten Lange
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L'autore:
Morten Lange si presenta come un "difensore della bicicletta e di altri mezzi di trasporto salutari (nel mio tempo libero e quindi a volte)". Vive lavora e pedala a Reykjavik, Islanda
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Commento:
Con una popolazione di circa 300mila persone, caratterizzata da uno dei più alti tassi di motorizzazione del mondo (oltre 500 automobili per mille abitanti, una media ben più alta di un'automobile per nucleo famigliare), e un alto tenore di vita nonostante la recente crisi economica, è difficile supporre che non ci sia ampio spazio per qualche operazione commerciale di carsharing, o almeno per un programma sperimentale preceduto da un'attenta valutazione del ruolo che potrebbe giocare nel locale sistema dei trasporti. E se a questa situazione già di per sè favorevole al carsharing aggiungiamo il fatto che i livelli di reddito si sono abbassati in seguito alla crisi, i considerevoli vantaggi economici che il carsharing può offrire potrebberlo aiutarlo a prendere piede nella scena locale.
E' una buona cosa che persone come Morten altri in Islanda stiano spendendo del tempo a favore del carsharing nel loro paese. Quando demmo vita al Carshare Consortium alla fine degli anni 90 uno dei nostri obiettivi era di garantire uno spazio di reciproco aiuto e di scambio di informazioni ed esperienze tra pari su questa fondamentale modalità di trasporto sostenibile. E gradualmente in questi 10 anni molte altre persone sono entrate nel forum apportando il loro fondamentale contributo.
Tra questi il progetto "Moses" dell'Unione Europea - "Car Sharing nella città di domani - servizi di mobilità per la sostenibilità urbana" (http://www.uitp.org/Working-Bodies/Car-Sharing/pics/moses-KeysToCarSharings.pdf); e attualmente il suo successore: "Momo" (http://www.momo-cs.eu), del quale speriamo di fornire una presentazione per aiutare e sostenere il miglioramento dei servizi di car sharing). L'unione europea va senz'altro apprezzata per il sostegno a questo programma, la continuità degli sforzi negli anni è uno degli elementi fondamentali per la transizione a uno stile di vita urbano più sostenibile.
Similmente dal 2005 l'Associazione Internazionale del Trasporto Pubblico (UITP) ha creato la propria piattaforma per il Carsharing su http://www.uitp.org/Public-transport/carsharing/index.cfm, allo scopo di unire tutte le realtà del settore, dagli operatori, alle aziende di trasporto pubblico, alle autorità referenti, alle industrie, ai ricercatori universitari allo scopo di stimolare discussioni, interazione e scambio di esperienze per promuovere il carsharing a livello internazionale.
Oltre questi sforzi a livello internazionale ci sono una miriade di programmi nazionali in luoghi dove il carsharing è già ben oltre la sua fase iniziale, dei quali parleremo ulteriormente in un prossimo futuro.
Eric Britton
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L'autore:
Eric Britton ha una lunghissima esperienza nel campo della Nuova Mobilità: tra le altre cose è stato il primo promotore delle Giornate Senz'Auto, è il riferimento per tutte le realtà afferenti alla New Mobility Agenda che raccolgono più di un migliaio di esperti della mobilità sostenibile e delle politiche dei trasporti, ha creato il World Carshare Consortium a sostegno dello sviluppo e dell'innovazione del Car Sharing in tutto il mondo.
E' editore di World Streets e Nuova Mobilità.
martedì 19 gennaio 2010
Ragazzi, mobilità e trasporti in Ghana, Sud Africa e Malawi
Il post di oggi è il primo di quello che speriamo possa essere una serie di articoli, idee e aggiornamenti sui problemi, le barriere, le risposte e l'ingegnosa arte di arrangiarsi che gli Africani, giovani e adulti sono spesso obbligati a sviluppare per risolvere i propri problemi.
La pubblicazione che qui vi presentiamo è stata finanziata dall'Africa Community Access Programme (AFCAP) per contribuire alla comprensione di come i ragazzi affrontano le quotidiane sfide del trasporto e della mobilità in tre Paesi africani. Problemi molto diversi da quelli affrontati dai ragazzi italiani, ma che hanno in comune con il nostro paese il problema dell'autonomia degli spostamenti di soggetti "deboli". Là è limitata dalla mancanza di infrastrutture e da fattori culturali, qui è spesso ostacolata da quelle che si presentano a prima vista come delle "soluzioni": basta pensare a quante automobili ostruiscono le strade intorno a una scuola negli orari di inizio e fine delle lezioni e al pericolo che creano.
Il progetto è servito anche a testare una metodologia a "due strati" centrata sui ragazzi e sui bambini, coinvolgendo ricercatori adulti e giovani: oltre alle tradizionali interviste con insegnanti, bambini, genitori condotte da ricercatori accademici, la ricerca portata avanti da bambini e ragazzi (facilitata dagli adulti) ha apportato un grossissimo contributo ai risultati.
Una condivisione delle esperienze tra giovani ricercatori del Ghana, del Malawi e del Sud Africa
Alcuni dei problemi più comuni affrontati da ragazzi e bambini che devono andare a scuola in Ghana, Malawi e SudAfrica sono legati alle lunghe distanze da perccorere e alle corvè domestiche che devono essere portate a termine prima di partire. Questo può comportare come conseguenze un ritardo e/o l'aspetto trasandato, considerati entrambi infrazioni punibili con punizioni corporali e lavori di fatica come l'estirpazione di erbacce. I ragazzi hanno anche paura degli animali selvaggi (serpenti e cani) e dei malviventi che possono incontrare per la strada.
L'Università di Durham ha condotto un progetto di ricerca dedicato a "Bambini, Trasporti e Mobilità in Ghana, Malawi e Sud Africa" concentrato su tra principali aspetti:
Scopo principale del progetto era quello di generare una conoscenza utile come riferimento che possa guidare il cambiamento nelle pratiche e nelle politiche dei trasporti, specialmente dove queste hanno un impatto per bambini e ragazzi sulle opportunità educative e di accesso ai servizi sanitari.
Il viaggio per prendere l'acqua:
A proposito dell'opuscolo:
Questo opuscolo è nato durante un seminario in Ghana, tenutosi alla fine del progetto di ricerca, al quale hanno partecipato alcuni dei giovani ricercatori provenienti dai tre paesi.
L'idea della sua pubblicazione è arrivata dai giovani stessi, che sentivano il bisogno di un medium per condividere la loro esperienza e i risultati della loro ricerca con un pubblico più vasto. Hanno lavorato duramente per settacciare i materiali che avevano raccolto, individuando i temi chiave che emergevano da ogni singola ricerca. Hanno anche portato delle loro riflessioni sulla loro esperienza di giovani ricercatori nei diversi contesti nei quali si sono trovati ad operare.
Il risultato rappresenta in gran parte il lavoro dei giovani. La maggior parte dell'opuscolo è stata scritta da loro con parole loro. Alcune parti sono state scirtte in collaborazione con facilitatori adulti, che li hanno aiutati a sintetizzare le loro idee. Gli adulti hanno talvolta aggiunto delle note a piè di pagina dove ne avvertivano il bisogno. Speriamo che possiate apprezzare il risultato e trovarlo utile.
Contenuti:
Prefazione a cura dei giovani: 4
Prefazione a cura degli adulti: 6
1.1. Andare a scuola 11
1.2. Andare al mercato, nei negozi e in città 12
1.3. Andare in un centro di assistenza sanitaria 12
1.4. Andare a prendere l'acqua 13
1.5. Andare a prendere legna da ardere 14
1.6. Andare alla fattoria 15
1.7. Andare al mulino a macinare il mais 15
1.8. Andare in chiesa 16
2.1. Cosa ci è piaciuto del progetto? 18
2.2. Quali difficoltà abbiamo incontrato? 20
2.3. Quali competenze abbiamo sviluppato e con quali conseguenze? 21
2.4. Difficoltà particolari incontrate dalle ragazze 23
2.5. "Sorprese" e cose inaspettate 24
3.1 Giovani ricercatori del Ghana (Foresta) 26
3.2 Giovani ricercatori del Ghana (Costa) 26
3.3 Giovani ricercatori del Malawi 27
3.4 Giovani ricercatori del Sud Africa 27
4.1. Interviste individuali 29
4.2. Discussioni e interviste di gruppo 30
4.3. Diari 31
4.4. Spostamenti accompagnati 32
4.5. Rilevazioni e conteggi sul posto 33
4.6. Immagini 34
4.8. Storie di vita
L'opuscolo è scaricabile qui:
http://www.ifrtd.org/new/res/children_mobility_book_webversion.pdf
(Acrobat pdf 2.2 MB)
Children, Transport and Mobility Project: http://www.dur.ac.uk/child.mobility/
La produzione dell'opuscolo è stata finanziata da AFCAP www.afcap.org
Autori:
Ghana: Cyril Agbley, Daniel Aidoo Borsah, Emmanuel Cornelius Ampong, Exinovsky Ntim Asare, Emmanuel Owusu Danquah, Evans Egyir, Euodia Kumi-Yeboah, Emmanuel Teye Owusu, Lawrencia Tabuaa, Charity Tawiah, Dorothy Tawiah, Victoria Yeboah.
Malawi: Manes Banda, Alie Bwanali, Tendai Chiwawula, Lawrence Godfrey, Mary Kamphangwe, Dalitso Kaunda, Gift Kawanga, Bernadetta Kuchonde, Christopher Lyson, Ludovicco Magola, Esther Malimusi, Christopher Mbeza, Anthony Merrick, Brasho Moff art, Towera Mwaungulu, Smart Ng'oma, Alinafe Ntewa, Tionge Phiri, Georgina Pwere, Thokozani Tembo, Nenani Thinbo, Micklina Welesani, Monica William, Tisunge Zuwaki.
South Africa: Nokulunga Bara, Poniswa Protect Chauke, Buhle Dambuza, Noluvo Diko, Xhalisile Elliot, Kholwakazi Joseph, Nthahla Kelem, Tholakele Kelem, Vuyiseka Keyisi, Esrom Kgapola, Hope Lehabe, Zintle Mapetshana, Nelly Mathebula, Nosiphiwo Mbanzi, Sannie Molefe, Matshidiso Motaung, Zimkhita Moyakhe, Mzoyolo Matsili, Ntlatywa Mlondolozi, Matthews Mothupi, Zanoxolo Mseswa, Thembinkosi Msimanga, Mandilakhe Mtambeki, Sinathi Ndamashe, Felicia Ntuli, Odwa Noraqa, Christina Ramongane, Noah Setshedi, Wisdom Shuma, Ncumisa Thungilizwe.
lunedì 18 gennaio 2010
Appello di World Streets per MSF ad Haiti
Dopo la catastrofe che ha colpito Haiti a World Streets e Nuova Mobilità non ce la siamo sentita di rimanere con le mani in mano. Abbiamo sempre avuto un occhio di riguardo per quelli che sono i risvolti delle tematiche connesse ai trasporti nelle relazioni Nord/Sud: l'appello che segue è solo un altro esempio di questa stessa attenzione.
Parigi, Domenica, 17 Gennaio 2010.
Saluti da una città che sta vivendo questa metà di gennaio 2010 in pace, salute e sicurezza. I nostri figli sono al sicuro, i nostri vicini in procinto di sedersi di fronte a un invitante pasto domenicale, e la maggior parte di noi domani affronteranno un'altra giornata densa e pacifica. Mi auguro anche voi. Ma che non è questo purtroppo quello che sta succedendo ad Haiti.
[Riassunto: prendetevi 5 minuti, andate su http://www.msf.org/msfinternational/donations/, e fate la vostra donazione. Sarete contenti di averlo fatto.]
Ma perché interrompere il vostro week-end tranquillo, con questo messaggio non richiesto? Perché sono sicuro che da qualche parte dentro di voi sentite che è importante fare qualcosa in un caso così straziante. Ma cosa fare da così lontano?
Ecco un'idea. Come accade da più di 35 anni con il nostro lavoro con The Commons (dal 1973), la New Mobility Agenda (dal 1988) e nel corso dell'ultimo anno con World Streets, ho avuto la grande fortuna di incontrare, conoscere, corrispondere con e in alcune occasioni di collaborare direttamente con alcune migliaia di persone altamente creative impegnate in circa ottanta paesi di tutti i continenti, e quasi tutte conoscono molto bene le avversità, sono di indole generosa e sarebbero sicuramente dei buoni vicini di casa. Proprio il tipo giusto di persone da conoscere in un momento di grande bisogno.
* Clicca qui per il video sulla presentazione della relazione di emergenza di MSF
Paul McPhun, manager operativo di MSF , dà qui un briefing sulla situazione dei pazienti e di MSF ad Haiti, compresi i danni subiti ai centri medici di MSF (tre ospedali, uno dei quali completamente raso al suolo e gli altri due impossibilitati ad operare) e la conseguente impossibilità a prestare adeguate cure mediche che si limitano ad operazioni di primo soccorso in strutture allestite in fretta e furia sotto ripari temporanei, con personale insufficiente e sfruttato al limite delle possibilità umane.
Così dopo le ultime da Haiti, ecco l'idea che mi ha colpito. Immaginiamo che tu e io e il paio di migliaia di altri, che abbiamo imparato a conoscere e rispettare, si uniscano allo scopo di effettuare una normalissima azione richiesta da qualsiasi relazione di buon vicinato, che richiede solo pochi minuti - e che sono certo che ognuno di noi, anche meno abbiente, può permettersi senza troppo sforzo. Se lo faccio io, se lo fate voi, se lo faranno gli altri possiamo stupire noi stessi. Vediamo come funziona.
E' semplice: dal nostro computer o smart phone, facciamo clic su Médecins Sans Frontières / Medici senza frontiere a www.msf.org e facciamo una donazione, piccola o grande. Diciamo dieci o venti euro / dollari come dichiarazione simbolica. O forse il prezzo di una cena al ristorante programmata per questa sera con una persona amata, o il costo dell'ultimo modello di iPhone, del quale non è che avete poi un bisogno così improcrastinabile, quanto vorrete donare sarà una scelta vostra, ma la cosa importante è che facciamo tutti la nostra donazione qui e ora, non importa quanto piccola o quanto grande. E se l'avete già fatta, fatela ancora.
Avevo già pensato di Haiti per vari motivi. Recentemente avevamo iniziato a lavorare con una ONG, EcoWorks International - che ha un piccolo ufficio a Port-au-Prince, dove sono rimasti solo due dei dieci impiegati a racconatare quello che è successo - per gettare le basi per quello che speravamo sarebbe dovuta diventare una serie di workshop in collaborazione con i gruppi locali, le agenzie e gli operatori a sostegno di modalità di trasporto a basso costo e ad alto contenuto innovativo in tutto il paese. La situazione che ci si presentava era già sufficientemente tragica, come si può immaginare. Ma è stata catastroficamente peggiorata, anche se siamo pronti a riprendere il lavoro non appena le circostanze lo consentano. Tuttavia, c'è un grandissimo lavoro che deve essere fatto prima.
Allora, cosa ne dite, vecchi amici e colleghi provenienti da ogni angolo di questo pianeta in difficoltà? Che ne dite di unirci oggi cliccando sulla pagina di MSF http://www.msf.org/msfinternational/donations/. Una volta lì tutto quello che dovete fare è scegliere il vostro paese e seguire le istruzioni utilizzando la carta di credito o PayPal. Lo ho appena fatto qui, attraverso sul loro sito francese: ci sono voluti cinque minuti, mi sono alleggerito di una manciata di euro, e hey! Mi sento già un pochino meglio. Non sono solo un'altra anima amorfa seduta di fronte a un tubo catodico berciante. Naturalmente vorrei fare di più, ma ognuno di noi fa quello che può permettersi.
Posso poi invitarvi, incoraggiarvi a fare lo stesso, per favore? Saprete di avere fatto la cosa giusta. E una volta fatto, se trovate un minuto potrette inviarci una mail qui a World Streets su editor@worldstreets.org per farci sapere che avete raccolto la sfida, aggiungeremo il vostro nome all'albo d'oro di World Streets.
Se a World Streets non ci preoccupiamo appasionatamente di ciò che accade sulle strade del mondo, non siamo niente più che ciarlatani perditempo.
Vi ringraziamo per dimostrare il contrario,
Eric Britton
Convegno sulla ciclabilità a Mestre.
Segnaliamo molto volentieri questo incontro pubblico che si terrà a Mestre sabato prossimo sottolineando come nella presentazione (riportata pari pari da Città in Bici) si accenni alla riduzione del tasso di motorizzazione nel territorio del capoluogo veneto come una conseguenza della politiche della mobilità messe in atto dall'Amministrazione locale. Va da sè che non è da tutti ricordare quali sono i mezzi (in questo caso scelte viabilistiche che favoriscono la mobilità ciclabile) e quali i fini (la riduzione del traffico). Spesso ci si ferma ai primi senza verificare le ricadute sui secondi.
Tra il 2000 e 2008, le piste ciclabili presenti sul territorio veneziano sono cresciute del 100%.
Lontani anni luce dai Paesi scandinavi dove la densità di piste ciclabili va dagli 891 km ogni 100 chilomettri quadrati di Helsinki ai 390 di Stoccolma, a Mestre la densità media è di 0,2 km ogni 100 kmq (nel 2000 era 0,1 km). Lo sforzo economico sostenuto dall'amministrazione veneziana nel settore della viabilità e dei trasporti è stato notevole come conferma l'andamento delle spese dal 1998 al 2007: fra spese correnti e spese in conto capitale, l'aumento è stato del 137,4%, il più alto in Italia dove, al contrario, si registra una contrazione di circa il 19%. Gli investimenti nei settori del trasporto pubblico e della rete ciclabile hanno fatto diminuire il tasso di motorizzazione che dal 2002 al 2008 è sceso del 5%.
Per fare il punto sulla mobilità ciclabile, sabato 23 gennaio si terrà un convegno con la presenza di Bernard Ensink, segretario generale della European Cyclists' Federation. A moderare l'incontro ci sarà Patrizio Roversi, un ciclista per caso.
Programma
SABATO 23 GENNAIO 2010
ORE 10:00 - 13:00
CENTRO CULTURALE CANDIANI
AUDITORIUM - 4° PIANO
CONDUCE
PATRIZIO ROVERSI
INTERVIENE
MASSIMO CACCIARI
Sindaco del Comune di Venezia
BERNARD ENSINK
Segretario generale E.C.F. (European Cyclists' Federation)
Le esperienze europee di ciclabilità
ENRICO MINGARDI
Assessore - Mobilità e Ciclabilità
La città è cambiata
ROBERTO DI BUSSOLO
Comune di Venezia
Biciclette e auto nelle nuova città
AGOSTINO CAPPELLI
Ordinario di Ing. dei Trasporti Università IUAV di Venezia
Ciclabilità e piano di mobilità urbana
MASSIMILIANO MANCHIARO
Comune di Venezia
Il futuro della ciclabilità a Mestre
ANTONIO DALLA VENEZIA
Presidente F.I.A.B. (Federazione Italiana Amici della Bicicletta)
DIBATTITO CON I CITTADINI
ESPOSIZIONE DI ACCESSORI E DISPOSITIVI PER LA NUOVA CICLABILITÀ
RINFRESCO A FINE CONFERENZA
COMUNE DI VENEZIA - ASSESSORATO-MOBILITÀ E CICLABILITÀ
UFFICIO BICICLETTE-MOBILITA' CICLISTICA
AZIENDA SERVIZI MOBILITÀ
Scarica la locandina mestre
Fonte: Città in Bici