Nei momenti di recessione la gente di solito tende a risparmiare molto di più. Questo dovrebbe favorire il ricorso al trasporto pubblico in sostituzione all'auto. Ma una crisi economica è sufficiente di per sè ad aumentare l'utenza di mezzi di trasporto sostenibili? Dagli USA alcune considerazioni di Megan McConville
Secondo l'American Public Transportation Association nel 2008 il numero di spostamenti effettuati con il trasporto pubblico negli USA è stato il più alto dei 52 anni precedenti. I difensori del trasporto pubblico erano in fibrillazione: spiavano continuamente l'andamento di questi dati visti come la prova del crescente favore che il trasporto pubblico andava incontrando presso gli americani, che speravano di utilizzare per ottenere maggiori finanziamenti.
Purtroppo però dopo il 2008 il ricorso al trasporto pubblico ha ricominciato a diminuire in modo tranquillo ma costante, come si vede dal grafico qui sotto.
Andamento degli spostamenti effettuati con il trasporto pubblico dal 2008. Fonte: APTA
I dati dell'APTA riportano che gli spostamenti effettuati nel primo trimestre del 2009 erano scesi dell'1.17% rispetto allo stesso periodo del 2008. Allo stesso modo si è avuto un calo del 2.58% nel secondo trimestre e del 3.82% nel terzo trimestre.
Guardando al futuro
Cosa significa questo per il futuro del trasporto pubblico? Da un lato, i prezzi della benzina erano, nel 2008, al loro massimo storico, arrivando oltre la soglia dei 4 $ al gallone. Da allora non hanno fatto altro che scendere attestandosi intorno ai 2.50 $ al gallone per quasi tutto il 2009 (vedi grafico sotto). Gli alti prezzi dei carburanti sono stati un forte incentivo per i pendolari a uscire dalle loro auto e ricorrere al trasporto pubblico. D'altro lato l'abbassamento dei prezzi e la perdita di posti di lavoro tendono a ridurre il ricorso ai mezzi pubblici (quasi il 60% degli utenti del trasporto pubblico sono pendolari che si recano al lavoro). Questi fatti possono spiegare le cifre del 2008 e il calo al quale stiamo assistendo ora. L'andamento dei prezzi dei carburanti sembra ricalcare molto da vicino quello delle cifre rigurdanti l'utenza dei mezzi pubblici, come si può vedere dall'andamento dei grafici.
Come l'utenza del trasporto pubblico, i prezzi della benzina hanno raggiunto un picco nel 2008. Fonte: EIA
Alcuni sostengono che anche con meno pendolari che si recano al lavoro, in un momento di crisi ci potrebbe essere comunque un aumento dell'utenza del trasporto pubblico conseguente alle necessità di risparmiare sugli spostamenti in auto. Ma i dati dimostrano che senza l'incentivo di un innalzamento dei prezzi dei carburanti il trend è in diminuzione. E dato che l'economia è in ripresa, i pendolari che non hanno a disposizione un trasporto pubblico di qualità preferiscono pagare qualcosa in più per la benzina e l'usura dell'auto se questo comporta dei vantaggi in termini di praticità.
La lezione che si può imparare dal picco di utenza del 2008 è ancora da chiarire fino in fondo in attesa che l'economia si stabilizzi e gli analisti possano compiere il loro lavoro. Comunque i trend attuali indicano che una recessione e i potenziali risparmi conseguenti al ricorso al trasporto pubblico non sono sufficienti ad aumentare l'utenza. I prezzi della benzina sono un ingrediente fondamentale. Si tratta di un'ulteriore prova a dimostrazione che i politici che desiderino far uscire la gente dalle sue automobili per utilizzare i mezzi di trasporto più sostenibili dovrebbero prendere in considerazione l'ipotesi di rivedere i costi dell'auto in funzione dei suoi impatti sociali ed ambientali.
Post orginale: Moving Through the Recession, Part 1: Trends in Transit Ridership
####
L'autrice:
Megan McConville ha da poco terminato il suo master in progettazione urbana e si è trasferita a Washington dove sta cominciando ad affondare i denti nelle politiche di smart growth e del trasporto federale. Nel suo tempo libero pedala lungo le molte ferrovie della zona.
venerdì 19 febbraio 2010
La crisi favorisce il trasporto pubblico?
giovedì 18 febbraio 2010
Il villaggio olimpico senz'auto di Vancouver
Tra le alternative di trasporto che la nuova mobilità ci offre la prima e più importante è la possibilità di ottenere ciò di cui si ha bisogno senza ricorrere al trasporto motorizzato. Mentre qui a N/M focalizziamo la nostra attenzione principalmente nella ricerca di nuove modalità di trasporto e delle loro possibili combinazioni per creare dei pacchetti di mobilità superiori a quelli offerti dall'attuale sistema di trasporto, siamo anche interessati ai programmi e agli ambienti senz'auto (o quasi) in giro per il mondo. La città di Vancouver ha appena compiuto un passo notevole in questa direzione con la creazione del villaggio olimpico. Nel post che segue Kaid Benfield, direttore di Smart Growth Program dell'NRDC (Natural Resources Defense Council) di Washington ci espone la sua opinione in proposito.
Il Villaggio Olimpico da medaglia d'oro di Vancouver, uno dei quartieri più ecologici al mondo.
La classe dirigente di Vancouver sostiene che il villaggio olimpico appena costruito e il quartiere in progettazione che lo circonderà rappresentino una delle realtà abitative più ecologiche del Nord America. Sono molto tentato di dar loro ragione.
Il villaggio rappresenta la parte centrale di una zona in via di riedificazione molto più vasta, precedentemente occupata dal lungomare industriale e chiamata, forse in modo un po' goffo, Falsa Baia Sudest. Quando Olimpiadi e Paraolimpiadi saranno finite, il villaggio diventerà un quartiere ad uso promiscuo chiamato Millennium Water, nome che mi sembra decisamente molto più spendibile.
Non ho visitato il posto, ma ho raccolto parecchie informazioni su di esso, prestando particolare attenzione ai progetti e ai progressi per un po' di tempo dato che il sito sta partecipando al progetto pilota per l'assegnazione della certificazione LEED-ND. Non è ancora stato valutato, ma concorre sicuramente per una certificazione "gold level". Il sommario del documento informativo della città spiega gli obiettivi del progetto:
"Pur mantenendo continuità con il suo passato, SEFC (South East False Creek) è progettato come un modello di sviluppo sostenibile basato su principi economici, sociali e ambientali che tengano in considerazioni i luoghi dove la gente vive, lavora, studia. SEFC sarà un quartiere ad uso promiscuo, con una particolare attenzione all'edilizia residenziale. Il quartiere nel suo insieme garantirà che le distanze tra abitazioni e i servizi siano percorribili a piedi e che i luoghi di lavoro siano raggiungibili con il trasporto pubblico."
Gli edifici, per lo più di media altezza, che occuperanno il sito di 80 ettari garantiranno un'alta densità abitativa per garantire la presenza del commercio al dettaglio e distanze percorribili a piedi, lasciando ancora liberi 26 ettari da destinare a verde pubblico che prevede anche la presenza di parchi gioco per bambini e spazio per l'orticultura urbana. E' prevista anche una scuola elementare e un centro civico. Alcuni degli edifici storici verranno conservati, insieme ad altre testimonianze della storia del luogo. Le possibilità di trasporto prevedono la presenza di un sistema di BRT, di uno "skytrain", di una tramvia, di più linee di autobus, tre nuove "vie verdi" con servizi per ciclisti e un ambiente molto favorevole alla pedonabilità. Il sito è stato anche sottoposto a un massiccio processo di bonifica per ripulirlo dai residui degli scarichi delle attività industriali.
La maggior parte degli edifici otterrà la certificazione LEED-gold (oltre alla certificazione LEED-ND per l'intero progetto). Uno di essi è stato certificato come edificio a emissioni zero, e sarà adibito, dopo le olimpiadi ad abitazioni per anziani. I progettisti puntano alla certificazione LEEED-platinum per il centro civico che sarà il luogo centrale durante i Giochi Olimpici e in seguito sarà l'edificio del quartiere più visibile.
SEFC/Millennium Water avrà anche a disposizione il primo impianto di riscaldamento di quartiere di Vancouver basato su fonti rinnovabili che servirà a riscaldare gli ambienti e l'acqua per uso domestico di tutti gli edifici del quartiere, compresi quelli del villaggio olimpico. Sarà la prima volta in Nord America che il calore recuperato dalle acque di scarico fornirà una fonte di energia primaria a un quartiere. Questa tecnologia sarà integrata da acqua calda ottenuta grazie al sole.
La città ha iniziato a prendere in considerazione uno sviluppo ecologico del sito nel 1997 e si è impegnata ufficialmente in un progetto sostenibile nel 1999. Il progetto terminato darà un'abitazione a 16mila persone. Quasi 3mila sono già attualmente alloggiate nel villaggio olimpico.
I risultati e gli obiettivi ambientali del Villaggio Olimpico (ufficialmente il Villaggio A, dato che c'è un secondo villaggio a Whistler, nella British Columbia) sono esposti sommariamente nel sito ufficiale delle Olimpiadi. In aggiunta a quelli già menzionati sono previsti il recupero ambientale del lungomare con il ripristino del naturale habitat presente sui bagnasciuga e l'introduzione di vegetazione indigena. La maggior parte degli edifici sarà provvista di tetti ricoperti di vegetazione. Altri elementi degni di nota prevedono una progettazione senza barriere architettoniche, servizi di avviamento e ricerca di lavoro, una impressionante (e sostenibile) mostra d'arte pubblica, nella quale potete trovare lavori di ate tradizionale e contemporanea prodotti dagli Inuit, dai Métis e altre nazioni indigene di tutto il Canada.
Le caratteristiche di sostenibilità del villaggio sono viste dagli organizzatori dei Giochi come parte di un più ampio obiettivo di sostenibilità degli eventi e dei luoghi delle Olimpiadi, e dalla città come coerenti con l'obiettivo dei suoi leader di diventare la "città più verde del mondo".
Come con qualsiasi progetto su ampia scala, specialmente uno che riceve dei finanziamenti in un contesto di recessione, anche la costruzione di Millennium Water non è stata senza controversie. Il progetto era stato pensato per essere ampiamente finanziato dagli investitori privati che avrebbero recuperato i loro crediti dopo i Giochi con la vendita delle unità abitative. Ma uno delle principali fonti di capitale è fallita insieme ad altre istituzioni finanziarie e la città è dovuta intervenire finanziariamente per consentire a Millennium Water di vedere la luce, proponendosi di recuperare la spesa una volta venduta l'area. Ci sono anche stati i soliti problemi costruttivi e di sforamento dei budget. La crisi finanziaria ha comportato purtroppo la soppressione di alcuni progetti di edilizia popolare previsti nella prima fase. Inoltre alcuni abitanti di Vancouver si sono a lungo opposti all'idea di ospitare le Olimpiadi e la costruzione villaggio era diventata un argomento ampiamente osteggiato dalle opposizioni.
Ma ora i lavori sono terminati in tempo. Il villaggio ha ricevuto molti elogi non solo da giornalisti che si occupano di ambiente ma anche da quelli interessari all'edilizia che pensano che Millennium Water possa essere un grande successo commerciale una volta riconsegnato ai costruttori. Basandosi su quello che si può vedere, è difficile obiettare. Non vedo l'ora di poterlo verificare di persona.
LEED è un sistema internazionale di certificazione per gli edifici ecologici, che garantisce la verifica imparziale dei requisiti più importanti nella costruzione di singoli edifici o intere comunità: risparmio energetico, efficienza idrica, emissioni di CO2, qualità ambientale degli interni, la responsabilità verso l'uso delle risorse e i suoi impatti.
torna indietro
# # #
Articolo originale su http://switchboard.nrdc.org/blogs/kbenfield/vancouvers_medalworthy_olympic.html.]
L'autore:
Kaid Benfield è direttore dello Smart Growth Program del prestigioso Natural Resources Defense Council di Washington, DC. – http://www.nrdc.org, si dipinge come un "Avvocato, impugnatore di cause, ciclista, blogger, sognatore". Scrive più o meno quotidianamente di sviluppo, ambiente e comunità. Per conoscerlo meglio visitate il suo blog su
http://switchboard.nrdc.org/blogs/kbenfield/.
mercoledì 17 febbraio 2010
Seminario sui quartieri senz'auto a Riccione.
Riportiamo di seguito l'introduzione al programma del workshop che si svolgerà a Riccione dai primi di marzo a giugno, spalmandosi su 4 week end, dedicato ai quartieri senz'auto e alla mobilità sostenibile. Condividiamo in pieno lo spirito dell'impostazione che sottolinea la necessità dell'urgenza di soluzioni nel breve periodo, possibilità già ampiamente alla portata di chiunque abbia voglia di applicare scelte politiche, strategiche e tecnologiche ormai già collaudate in molti posti.
La formula diluita nel tempo permette secondo noi un'assimilazione più lenta e quindi più consapevole dei concetti discussi durante i momenti formativi, favorendone una migliore trasposizione nella realtà di tutti i giorni che non quella consentita da seminari "mordi e fuggi" concentrati in pochi giorni consecutivi.
La consulenza scientifica per l'organizzazione del seminario è stata curata da FGM-AMOR, un'azienda austriaca leader nel settore della ricerca sulla mobilità sostenibile.
Il termine per le iscrizioni è fissato per il 26 febbraio.
LABORATORIO NAZIONALE DI ALTA FORMAZIONE SUI
QUARTIERI SENZA AUTO E LA MOBILITA’ SOSTENIBILE
In alcune ore della giornata le nostre città sono paralizzate dal traffico. Il problema riguarda non solo le grandi città, ma anche le piccole e le medie. In alcune strade e vie l’auto impiega più tempo di un pedone o un ciclista. Da mezzo di libertà individuale, l’automobile è divenuta il suo contrario. Ore al giorno (che diventano anni nell’arco della vita di un individuo) sono assorbite dallo spostamento dalla propria casa al luogo di lavoro, di studio, di acquisto. A tutto ciò si associa il problema dell’inquinamento acustico ed atmosferico (il settore dei trasporti è responsabile per circa 1/3 dell’emissione di CO2 in atmosfera; le polveri sottili causano varie patologie alle vie respiratorie).
D’altra parte, l’Italia è ai primissimi posti al mondo nel rapporto tra numero delle automobili ed
abitanti, pur avendo un assetto territoriale ed urbano che ne avrebbe dovuto limitare (e sconsigliare) l’iperbolica diffusione. Sempre più persone nel nostro Paese, in Europa e nel mondo hanno preso coscienza del fatto che questa situazione sta diventando sempre più assurda e insostenibile.
Nell’indagine ANCI del 2007 “La città che vorrei”, gli italiani intervistati hanno individuato 6 classi di problematiche riconducibili ad un esagono del malessere urbano: il problema del traffico, dei parcheggi e dell’inquinamento è una di esse.
Che fare allora ? Le politiche e direttive europee, le migliori esperienze (da quelle più radicali del movimento “carfree” ai sistemi intermodali), le innovazioni tecnologiche, la rivalutazione di mezzi come la bicicletta indicano che si può agire, con buoni risultati. Sono necessari, tuttavia, interventi che siano frutto di una strategia chiara, coerente e di lungo periodo, capace di agire in modo integrato su più variabili, da quelle culturali e mentali (appare del tutto insensato che gli spostamenti urbani di maggiore frequenza, 3-5 km, siano compiuti in auto, quando potrebbero essere coperti in bicicletta, con enormi vantaggi anche per se stessi in termini di salute), a quelli sistemici (molta intermodalità tra più mezzi, molto trasporto pubblico realmente competitivo nei confronti della mobilità motorizzata privata, molte piste ciclabili ecc.).
Proprio perché si può e si deve agire (in fretta), il presente Laboratorio è finalizzato alla ricerca delle migliori strategie per la mobilità sostenibile nei nostri sistemi urbani e territoriali.
Scarica il programma
martedì 16 febbraio 2010
Il diavolo e i dettagli
A Firenze domenica 14 febbraio è stata inaugurata la prima linea della tramvia che collega in 23 minuti la stazione di Santa Maria Novella con Scandicci. Di qualche mese fa (aprile 2009) l'inaugurazione di un'analoga tranvia nella bergamasca che collega la stazione ferroviaria del capoluogo orobico con la Bassa Val Seriana. Sembra che il trasporto pubblico locale su ferro stia vivendo una seconda giovinezza dopo che l'ubriacatura da auto del secondo dopoguerra era arrivata a farlo considerare un impiccio alla "vera" mobilità.
Queste le buone notizie (e non è poco). Ma anche qui, come in molte altre cose, il diavolo sta nei dettagli. Il dettaglio nella notizia, riportata da Eco delle Città, dell'inaugurazione della tranvia fiorentina sta in queste parole: "Per il primo periodo continueranno ad essere in funzione sullo stesso percorso anche i normali bus dell'Ataf"; che quindi, sembra di capire, cesseranno il servizio in un prossimo futuro. In pratica si utilizza la tranvia per sostituire un servizio di TPL esistente, non per cercare di catturare utenza che attualmente si avvale dell'auto privata per i propri spostamenti.
Nel caso di Firenze la tranvia si trova in gran parte su sede stradale su corsie protette e questo sicuramente farà aumentare i tempi e i costi di spostamento del vettore auto, per cui è facile immaginare che il cambio di modalità di trasporto avverrà comunque anche se, vale la pena ricordarlo, la rarefazione delle fermate della tranvia (14 in 7,4 km) non potrà mai sostituire la capillarità delle fermate degli autobus urbani.
Diverso è il discorso per Bergamo. La tranvia è stata costruita su una precedente linea ferroviaria dismessa, senza andare a interferire quindi con il traffico veicolare privato. Anche qui in concomitanza con l'inaugurazione della tranvia è stata dismessa una linea di TPL su gomma con l'aggravante che le fermate del tram non sono una ogni 500 metri ma, nel tratto extraurbano della linea, una ogni chilometro circa.
Il risultato è che la tranvia funziona benissimo, con una puntualità che spacca il minuto, con tempi sicuramente migliori di quelli dell'auto ma su un tragitto origine/destinazione che non è quello della maggior parte dei pendolari che vanno a lavorare a Bergamo, mentre nessuno ha pensato a favorire una vera integrazione con il trasporto pubblico su gomma (fatta di integrazione di orari e di precedenze dei mezzi pubblici sul traffico veicolare privato) che avrebbe consentito tempi di spostamento molto più rapidi anche verso il centro città. I livelli di traffico sono quindi rimasti invariati (almeno valutandoli a occhio, in attesa di quelli forniti ufficialmente da un prossimo Piano Urbano del Traffico). Di fatto si sono spesi 155 milioni di euro per sostituire un servizio di autobus con un servizio tramviario. Come risultato non ci sembra un gran che.
La soluzione ai problemi della mobilità non sta nell'adozione di una tecnologia piuttosto che di un'altra, ma nell'applicazione di strategie volte a valorizzare forme di trasporto più sostenibli a discapito di quelle meno sostenibili. A Parigi hanno speso 70 milioni di Euro per valorizzare il servizio di TPL su gomma esistente, nell'ambito di una strategia integrata di interventi che ha consentito di ridurre i livelli di traffico del 20% in due anni. Questo contro i 155 inutili (per ora) milioni di Bergamo, area metropolitana con un numero di abitanti 20 o 30 volte inferiore a quello della Città dei Lumi. Ci auguriamo che i 264 milioni di euro spesi a Firenze possano invece servire a qualcosa.
http://www.muoversiafirenze.it/
Tranvie elettriche bergamasche
########
Enrico Bonfatti vive e lavora a Bergamo, dove nel suo tempo libero si occupa di problematiche relative alla mobilità e alla vivibilità del suo quartiere, oltre che di tenere in vita questo blog. Potete incontrarlo a Bergamo e dintorni a cavallo della sua bicicletta da donna mentre va a guadagnarsi il pane oppure semisdraiato sulla sua reclinata mentre tenta di restare in forma. E' felicemente divorziato dall'auto dal 2001. Spera di non innamorarsene mai più e neanche di essere costretto ad un matrimonio di convenienza.
lunedì 15 febbraio 2010
Andare dall'altra parte dell'oceano senza spostarsi dal salotto.
Oggi Nuova Mobilità è lieta di offrirvi un "How to" degno della migliore manualistica del bricolage. In questo caso si tratta della descrizione di strumenti e operazioni da compiere per poter andare a tenere una conferenza a 10mila chilometri da casa senza spostarsi dal proprio soggiorno.
Le righe che seguono sono il frutto di una pluriennale esperienza di videoconferenze autogestite nell'ambito della New Mobility Agenda a partire dal 1995, quando l'ADSL era di là da venire. Nello specifico descrivono l'organizzazione di una videoconferenza tenutasi nel 2006 nella quale Eric Britton parlava da Parigi a un pubblico di Easthampton (Massachussets).
Il risultato si può quantificare nel risparmio sul costo del biglietto aereo e sulle spese di soggiorno, sostituiti da un collegamento in videoconferenza a costo zero, e nel risparmio di circa 2 tonnellate di CO2. Dopo la conferenza Eric cenò con sua moglie e Parigi e dormì nel suo letto. Più sostenibile di così...
Perchè una videoconferenza funzioni bene bisogna far sì che pubblico e relatore vengano integrati nel modo più realistico possibile, con efficienza e senza interruzioni all'interno della struttura della conferenza. Si tratta di qualcosa che anche se a prima vista può apparire di una complessità notevole, di fatto richiede solo un'attenta preparazione alla portata di chiunque abbia un minimo di elementari conoscenze sul web. Se lo hanno fatto alla New Mobility Agenda possono davvero farlo tutti. Ma come spesso succede il diavolo sta nei dettagli.
Per far funzionare bene il tutto è necessario stabilire tre canali di comunicazione. Per la conferenza in questione vennero stabiliti due collegamenti video SightSpeed (gratuiti) e un collegamento voce Skype (gratuito, per comunicazioni private e gestione generale "dietro le quinte").
1. Collegamento video n. 1
Ha lo scopo di garantire al relatore fuori sede la piena partecipazione (per quanto possibile) all'evento.
2. Collegamento video n. 2
Garantisce al relatore fuori sede la sua "poltrona tra il pubblico".
3. Collegamento audio
Il terzo collegamento è un semplice collegamento Skype in solo audio che ha un duplice scopo:
4. Discussioni private
E' bello avere a disposizione anche l'attrezzatura necessaria a consenitre discussioni di carattere più privato quando si rendono necessarie. Non è difficile farlo. L'idea è quella di creare uno spazio che consenta a chiunque di rivolgere domande inerenti questioni più personali al relatore fuori sede, costituito da alcuni monitor posizionati sul tavolo dei relatori, con una webcam che riprende la persona che voglia interloquire. Questo permette degli scambi più interattivi, come quelli che si verificano durante i coffee breaks e altri momenti informali alle conferenze. Non è complicato e rappresenta un grande valore aggiunto alla vostra cassetta degli attrezzi delle telecomunicazioni sostenibili.
5. A cosa prestare attenzione
Questo è tutto, ma ci sono alcune cose da avere ben presente.
6. Cose belle da avere a disposizione
7. Prepararsi in anticipo.
E' di importanza fondamentale. Se per qualsiasi motivo non seguite religiosamente queste procedure vi conviene cancellare la relazione. All'inizio insorgono sempre un sacco di piccoli problemi, e bisogna risolverli prima che cominci la conferenza. A meno che non preferiate imparare in pubblico. 
Tutto qua. Nessuna pressione. Puro piacere. Seguite questo manuale e sarete pronti a coprire 10mila km in una frazione di secondo senza spendere una lira. Comportatevi da eroi. Raccontate ai vostri figli cosa avete fatto. Vi vorranno ancora più bene.