venerdì 31 luglio 2009

Unite i puntini: gli hubs della Nuova Mobilità.

- Susan Zielinski
La prossima generazione di sistemi di trasporto urbano nascerà dalla messa in rete di punti ora distanti tra loro, utilizzando contemporaneamente diverse innovazioni la cui applicazione simultanea consentirà una maggiore efficienza di quella attualmente garantita dalle auto private, spesso utilizzate da una sola persona. Sue Zielinsky ci presenta il programma denominato “New Mobility Hubs”, voluta da City Connect, Ford, il progetto SMART dell’università del Michigan e altri partner locali con progetti avviati in Nord America, Germania, India e Sud Africa.
# # #

In conseguenza del fatto che nè i combustibili alternativi nè le politiche di road pricing offriranno grandi soluzioni al mondo attualmente in fase di urbanizzazione galoppante, una miriade di innovazioni sta emergendo nel mondo dei trasporti in ogni parte del mondo. Il loro limite è quello di essere solo raramente interconnesse in modo da poter offrire una possibilità di spostamento efficace, pratica e conveniente. La prossima generazione di sistemi di trasporto urbano si preoccuperà di unire queste diverse innovazioni, ora presenti a macchia di leopardo, per unirle in modo da consentire loro di funzionare meglio del veicolo a motore con singolo occupante.

Connettere i punti di trasporto a livello locale e regionale

Immaginate un giorno nel quale appena fuori dalla vostra porta di casa, o perfino all’interno di essa, potrete accedere a una rete di „New Mobility Hubs“, punti vicino a voi che connettono tutta una serie di servizi di trasporto, dagli autobus ai treni, ai taxi a combustibili verdi, servizi di bike sharing o di car sharing e perfino uffici collegati via satellite, bar, negozi e servizi di cura alla persona.

Nelle comunità ad alto tasso di connettività questo sarà consentito da un cellulare o da un computer palmare che offriranno informazioni in tempo reale sugli orari di arrivo e di partenza, sulla disponibilità di posti così come molte altre informazioni. Lo stesso dispositivo vi permetterà un pagamento facile e sicuro del servizio. Vi potrete spostare senza interruzioni da una modalità di trasporto all’altra, sempre informati sulle diverse possibilità di viaggio e sugli orari, in modo da poter di volta in volta scegliere quella che più si adatta alle vostre necessità del momento, per esempio utilizzando una macchina in condivisione prelevato da un hub che lascerete ad un altro per salire su un bus o su un treno. Sarà facile, conveniente, economico. E sarà il XXI secolo.

Per gli utenti, le reti di hub permetteranno di connettere tra di loro diversi tipi di servizi, prodotti, tecnologie porta a porta, risolvendo il problema della „sfida dell’ultimo miglio“. Per progettisti e gestori dei servizi, queste reti saranno modulari, per cui partiranno collegando quello che già c’è per aggiungere e migliorare elementi qualora le necessità lo richiederanno e il budget lo consentirà. Il processo e il prodotto riusciranno a coprire esigenze di poveri e ricchi, abitanti delle città e delle periferie, dato che la chiave di volta del sistema è la capacità di connettere piuttosto che la competizione.

Per gli amministratori pubblici questa rappresenta un importante obiettivo sociale, ambientale ed economico. Per il mondo degli affari legato all’industria della nuova mobilità si creeranno delle nuove opportunità conseguenti a questa modalità “open source” di gestire il trasporto che sarà anche da sprone a una serie di innovazioni nel settore pubblico e in quello privato, facendo crescere l’emergente mercato globale del trasporto urbano sostenibile.

Reti di New Mobility Hubs sono già presenti o stanno per essere realizzate a Brema, Toronto, Chennai, Città del Capo, Atlanta, Ann Arbor e altrove.

Per saperne di più

Susan Zielinski, Managing Director, SMART, susanz@isr.umich.edu,
Sustainable Mobility & Accessibility Research & Transformation, www.um-smart.org
University of Michigan, Ann Arbor, Michigan USA


--> Per saperne di più:

Linee guida per la stesura di una
presentazione per Nuova Mobilità

Come probabilmente già sapete Nuova Mobilità vuole essere un progetto collaborativo che riesca a mettere in relazione tra di loro le varie realtà italiane che operano nel campo della sostenibilità dei trasporti.
Per questo siamo contenti di ricevere qualsiasi pezzo ben scritto che parli di progetti e realtà di lavoro all’avanguardia nel nostro settore di interesse, a maggior ragione se parla di strumenti e modalità di approccio potenzialmente applicabili ovunque o quasi.

Potreste avere intenzioni di mandarci: a) un articolo che abbia a che fare con esperienze in fase progettuale, di attuazione o già concluse, afferenti al campo della Nuova Mobilità oppure b) un profilo della realtà (azienda, associazione, gruppo informale etc) nella quale vi trovate ad operare. La miglior fonte di ispirazione alla quale fare riferimento per apportare il vostro contributo è probabilmente rappresentata dai post di Nuova Mobilità e World Streets. Al di là di questo concedeteci la presunzione di suggerirvi alcune linee guida da seguire per scrivere il vostro pezzo nella maniera più efficace e chiara possibile.

Nel caso vi riconosciate nel punto a) pubblicheremo presto le linee guida da seguire per l'invio di un articolo. Se invece avete intenzione di inviarci un ritratto della vostra organizzazione andate avanti a leggere.

Chi è il benvenuto su Nuova Mobilità:

Nuova Mobilità è lieta di ricevere e pubblicare articoli di autopresentazione di realtà operanti nell’ambito della sostenibilità dei trasporti, delle città e della vita delle quali pensiamo che i nostri lettori vogliano sapere qualcosa. Che si tratti di programmi o di attività su scala nazionale, regionale o anche solo di quartiere, gestiti da realtà istituzionali piuttosto che da ONG, l’importante è che possano rappresentare un modello di riferimento per eventuali studi ed eventuali repliche in altri posti. Siamo anche interessati al lavoro che si svolge nei laboratori di ricerca universitaria e negli uffici delle agenzie di consulenza sulla mobilità.

Daremo anche spazio a realtà operanti con scopo di lucro che ci sembreranno poter dare un possibile contributo alla soluzione di almeno una parte dei problemi della mobilità sostenibile. Ci sono numerosissime attività all’interno del settore della nuova mobilità dove ci si può impegnare per guadagnarsi da vivere. Ma nello stesso tempo vogliamo tranquillizzare i nostri lettori che qui nessuno troverà la sponda giusta per rifarsi una reputazione. Non abbiamo tempo per questo.

In altre parole stiamo cercando informazioni di prima mano per i lettori di Nuova Mobilità. Vogliamo che lascino la nostre pagine web contenti di sapere qualcosa di più di voi e del vostro (e nostro) lavoro, meglio ancora se con qualche idea in più su quello che potrebbero essere in grado di fare per favorire la sostenibilità dei trasporti e delle loro vite.

Quello che vi chiediamo di evitare è di cadere nella tentazione di farvi uno spot pubblicitario. Il tono della presentazione dovrebbe essere improntato alla massima imparzialità, cercando di farla assomigliare il più possibile a quella che sarebbe una analisi indipendente e critica del vostro lavoro.

I contenuti:

La presentazione di una attività dovrebbe avere una lunghezza compresa tra le 300 e le 3000 parole. Tenete sempre presente che l’attenzione media del lettore dura non più di 5-10 minuti. Per questo, per coloro desiderosi di approfondire l’argomento che proponete, siete caldamente raccomandati di inserire dei link.

Quasi sicuramente è superflua, ma quella che segue è una lista delle cose che i nostri lettori si aspettano di trovare nella descrizione della vostra attività:
• Chi siete
• Cosa fate
• Come siete partiti
• Come lo fate
• Perché lo fate
• Come fate a finanziarvi
• Come e se lavorate in collaborazione con altre realtà
• Dove trovare ulteriori approfondimenti sul vostro lavoro (strumenti utilizzati, risultati ottenuti etc.)
• Quali sono i vostri programmi per il futuro

Può essere molto utile inviare foto e/o dei logo che possano aiutare la comprensione del lettore e a catturarne l’attenzione.

Vi consigliamo inoltre di rivolgervi ai lettori come ci si rivolge a un gruppo di pari, che di questo in effetti si tratta, utilizzando un linguaggio schietto e cercando di evitare l’autocompiacimento. Cercate di condividere con il nostro pubblico non solo quello che avete imparato, ma anche quello che vi è costato ottenerlo, qualche volta con fatica, attraverso la vostra esperienza sul campo. Può darsi che il lettore sia interessato a replicare il vostro metodo in toto o anche solo in qualche sua parte. Per questo la vostra esperienza riguardo a potenziali problemi, situazioni difficili, da evitare o da prevedere, potrà essere preziosa.

Se vi siete trovati in qualche situazione nella quale vi siete trovati a dover cambiare strategia, battere in ritirata o difendervi a denti stretti, siamo sicuri che i nostri lettori saranno contenti di leggere anche di queste difficoltà. Bisogna sapere quanto può essere dura… ma anche capire che con una preparazione adeguata, un continuo monitoraggio dei risultati, spirito di adattamento, tanta energia e altrettanto cervello ognuno può fare la sua parte.

Dal punto di vista del lettore:

Tenendo presente che i nostri lettori vengono da esperienze molto diverse tra loro cerchiamo di offrirgli articoli facilmente leggibili e ad alta densità di informazioni che trattino l’argomento, qualunque esso sia, dal loro punto di vista.

Vi invitiamo a partire cominciano a pensare a cosa può cercare il lettore del nostro blog. Probabilmente informazione, ma anche ispirazione quanto meno nella stessa misura. Possibilmente scritto in una maniera coinvolgente; si tratta spesso di persone molto indaffarate e c’è molta competizione sul loro tempo e la loro attenzione.
Per domande, suggerimenti, indicazioni potete scrivere o chiamare..

Enrico Bonfatti
| editore@nuovamobilita.org | Skype: nuova.mobilita |
|

--> Per saperne di più:

giovedì 30 luglio 2009

La Nuova Mobilità a nudo

Se non siete di larghissime vedute sui modi con i quali la gente dovrebbe spostarsi nella propria città, Nuova Mobilità probabilmente non è il posto che fa per voi. Adottiamo un approccio molto inclusivo, anche se molto esigente. E’ l’unico modo per andare avanti. Questo significa che ogni giorno può portare la sua discreta quota di sorprese, che arrivano senza preavviso dai posti e dalle persone più improbabili portando con sé il loro fardello di idee, considerazioni e valori. Guardate cosa abbiamo trovato nella posta di World Streets due giorni fa. Nuova Mobilità senza fronzoli.

Riflessioni sulla World Naked Bike Ride
di Charles Montgomery

Portland, 14 giugno 2009

A mezzanotte, nel piazzale della ferrovia di northwest Portland, un ensemble di tamburi comincia a simulare un tonante motore a vapore. I branchi di ciclisti, come banchi di pesci, scivolano fuori delle loro tane. I loro occhi e i loro mezzi riflettono la luminescenza dei lampioni. La pelle di cinquemila corpi nudi brilla pallida nella notte. Qualcuno indossa delle scarpe. Qualcun altro addirittura dei caschi. Ma nella maggior parte dei casi si vedono culi nudi danzare nella luce bassa e complice, e anche seni, e peni umiliati dalla fredda brezzolina notturna.

Io e i miei amici pensavamo che sarebbe stato affascinante assistere alla World Naked Bike Ride. Ma non avevamo nessuna intenzione di aderirvi. Ma come si può assistere allo spettacolo di migliaia di persone bellissime che cantano, urlano e strombazzano, evidentemente su di giri, esaltati non solo dalla propria nudità, ma anche dall’inaspettato shock di libertà e cameratismo che questa regala - come potete pensare di muovervi dentro un clima del genere senza sentirvi costretti a liberarvi dei vostri vestiti, nascondendoli sotto il trifoglio che costeggia la strada, e ad unirvi alla pedalata?

La ragione viene meno. Mi tolgo pecorescamente i jeans, poi la camicia, la canottiera, i calzini. Mi fermerei qui, ma Omar si toglie tutto tranne le scarpe e anche Cristina, una giovane donna che ho assunto solo un mese fa come assistente ricercatrice, si spoglia completamente e nonostante mi senta terrorizzato dall’intimità assolutamente non professionale che implica lo stare con le natiche all'aria, tutta la biancheria intima comincia a staccarsi dai corpi che mi circondano, e infine si stacca anche la mia. Mi tengo la cintura intorno all’addome e vi appendo qualche lungo ramo di trifoglio, nella goffa simulazione di una gonna.

Ci uniamo ad un flusso di migliaia di pedalatori e uscendo dal distretto industriale passiamo davanti ai tamburi tuonanti, sopra i binari, sotto l’autostrada. Dopo qualche piccolo scontro a bassa velocità, troviamo la coordinazione giusta per continuare a sfiorarci a vicenda mentre ondeggiamo tra strettoie e curve ad angolo retto.

Siamo 3, 4, 5mila e il rosso occhieggiare delle luci posteriori scorre come un fiume davanti a noi, spandendosi nei canyon cittadini, mentre una lunghissima coda bianca e luminescente è alle nostre spalle.

Mi ritrovo a rimbalzare sulla mia sospensione anteriore come un ragazzino. Ondeggio di anche. Non pensavo di essere un tipo del genere. Ma cazzo, ondeggio, strombazzo e guaisco – tutti lo fanno – mentre passiamo davanti a bar e ristoranti uno dietro l’altro.


I frequentatori del sabato sera dei bar di Portland si sono riversati fuori per guardarci. Sono tutti allineati lungo il margine della strada come se fossimo una parata. Sembra normale. Dopo tutto non si vedono tutti i giorni alcune migliaia di persone pedalare nude giù per il Burnside. Ma questa gente va oltre. Ci salutano. Alzano i pugni in aria e urlano con noi. Ci affiancano mentre pedaliamo e a mani aperte ci chiedono di dargli il cinque. Perché? Non saprei dirlo. Sono evidentemente sorpresi, per lo più piacevolmente, dello spettacolo e della rottura degli schemi, ma c’è qualcosa in più nel loro entusiasmo. Danno l’impressione di volersi unire a noi.

Naturalmente c’è una componente politica nella World Naked Bike Ride. Cominciò nel 2004 come protesta contro il dominio incontrastato dell’auto nelle strade urbane. La nudità dei ciclisti voleva essere un riferimento poetico all’”indecente” esposizione della società alle infauste conseguenze della cultura dell’auto. Era una metafora della loro vulnerabilità sulle strade e naturalmente anche un modo per dare al messaggio anti-idrocarburi un posto in prima pagina.

A Portland i ciclisti nudi parlano sinceramente di una città diversa, una città dove le vie possano essere tolte alle auto e rese più sicure per tutti. Questa è gente che si è prestata volontariamente ad aiutare degli estranei a traslocare con i loro trailer attaccati alle biciclette, solo per far vedere che è una cosa possibile. Hanno dipinto piazze e muri agli incroci dei quartieri nel tentativo di aggiudicarsi una piccola parte di spazio asfaltato. Hanno saldato insieme più telai per costruire enormi aggeggi giraffiformi in modo da poter vedere oltre i tetti dei SUV mentre scorrazzano per le strade. Sono sicuri che le loro bici possono salvare il mondo dalla guerra e dal cambiamento climatico e dalla rapacità del capitalismo consumista. Urlano “less gas, more ass” (meno benzina, più culo) mentre passano pedalando e noi ci siamo uniti a loro come se fosse il ritornello di un inno religioso o di una marcia per banda di paese.

E adesso siamo qui, pedalando insieme nel centro città, e la folla dei bar delimita il bordo stradale, e la gente ci porge il bicchiere in modo che noi possiamo sorseggiarne la birra microfiltrata, e alcuni di loro sono così sopraffatti dalla sorpresa che si sbottonano davvero la cintura lasciando cadere pantaloni e mutande.

Stanno là, in piedi, sogghigno dipinto in faccia, birra salda nella mano e braghe arrotolate alle caviglie, urlando una strana solidarietà. Un tizio si immedesima al punto di togliersi tutti i vestiti e correre a lato delle nostre bici, giù per la strada, finché non collassa per la stanchezza. Le donne si levano i top in un gesto identico per tutte, mani in alto, la luce blu dei loro cellulari che ondeggia avanti e indietro sopra le loro teste.

Mi sento come uno strano tipo di eroe e entro in contatto con quella folla come se con il tocco della mia mano passassi una specie di benedizione, un dono, una certezza: Sì, questo sta davvero succedendo. Sì, tu ne sei parte. Sì la città è molto più selvaggia e molto più piena di meraviglia di quanto tu pensassi quando questa sera sei uscito di casa.

Quando la polizia ci raggiunge, le luci delle volanti lampeggiano rosse e blu, ma non mostrano nessun interesse all’idea di arrestarci. Anticipano il nostro percorso, e parcheggiano agli incroci in modo da bloccare il traffico che ci può attraversare la strada. E ridono: grasse, generose, profonde risate.

La Naked Bike Ride è così oltraggiosa e ostentatamente frivola che si sarebbe tentati di accettarla come niente più di un divertentissimo gesto di stramberia circense. Ma ci si sbaglierebbe.

Lo ho capito quando un gruppo di noi è schizzato attraverso la folla dei curiosi nel centro storico di Portland per dirigersi sul ponte di Burnside. Mi rendo conto che per quasi tutto il giorno la maggior parte della superficie di quell’elegante pezzo di architettura, cinque delle sue sei corsie, è off-limits per tutti tranne che per chi occupa un veicolo mosso da un motore a combustione interna. Un posto meravigliosamente pericoloso, proprio come molte strade della città. Difficilmente ci interroghiamo su certe tragedie, semplicemente perché non riusciamo a immaginare le nostre città che possano funzionare in una maniera diversa da quella che abbiamo visto fin da bambini.

Ma quando tu e i tuoi amici vi trovate a zigzagare pedalando – volando, verrebbe da dire – sulla sua ampia e liscia superficie, il ponte assume le sembianze di una rampa di lancio per le stelle. E dato che non sei più la persona che eri solo un’ora fa, la tua mente prende il volo per davvero e cominci a immaginare che il ponte, le rampe di accesso, i viali,le strade, tutta la rete stradale, tutti i luoghi asfaltati che la città ha perso possano essere riconquistati e trasformati. Possono liberarsi delle vecchie abitudini altrettanto facilmente di come tu ti sei liberato dei vestiti. E qualcosa che per lungo tempo è stato assolutamente impensabile, adesso sembra possibile. La città può cambiare.

E’ una sensazione magnifica, per niente delirante. Mentre ci disperdiamo nella notte ci ripromettiamo di tenercela stretta.

Charles Montgomery è uno scrittore e fotografo che racconta storie sulle persone, sulle città, sulla scienza e sui miti. Il suo prossimo libro, Happy City, è un indagine su come questa scienza sta venendo utilizzata per rimarginare le ferite delle città in America e in tutto il mondo. Potete andarlo a trovare su
www.charlesmontgomery.ca


--> Per saperne di più:

BRT a Curitiba.

Il sistema di Bus Rapid Transit a Curitiba: come nella città brasiliana, forse la prima città al mondo a capire come si potesse realizzare un sistema di trasporto pubblico su gomma con gli stessi livelli di efficienza di uno su rotaia a costi molto più bassi, si stanno affrontando i problemi che il sistema ha incontrato nel corso degli anni. Maggior considerazione delle biciclette e consapevolezza che il rallentamento del servizio dell'ultimo decennio non è legato a una cattiva gestione del medesimo ma ad un aumento del traffico veicolare privato.

Qui trovate l'articolo di presentazione di World Street
e qui la traduzione automatica del medesimo.
Se volete guardarvi direttamente il video (8 minuti) cliccate qui

--> Per saperne di più:

mercoledì 29 luglio 2009

Diete Stradali (c'è un sacco di grasso rimasto)

Ci sono centinaia di cose conosciute con migliaia di nomi che potete fare con un minimo di attenta preparazione e di competenza tecnica per trasformare la vostra città e le vostre strade in un ambiente più sostenibile, senza dover aspettare grandi eventi o imponenti flussi di denaro pubblico. E non si tratta di avanzatissime innovazioni appena uscite da qualche avanzatissimo laboratorio di ricerca.

Una di queste cose si chiama “road diets”, termine non ancora tradotto in italiano ma che sottintende un concetto al quale spesso ci si riferisce con altri nomi: restringimento di corsia, riallocazione dello spazio stradale etc e che spesso viene incluso in strategie più ampie come il traffic calming, livable streets (vie vivibili, altro termine non ancora utilizzato e nemmeno tradotto) etc.

Una road diet è comunemente definita come una riduzione studiata della larghezza di una strada o di alcune sue corsie, allo scopo di cambiare gli schemi di spostamento migliorando la sicurezza e la vivibilità. Se la si applica bene – il che comporta uno sforzo sia sul piano tecnico che su quello comunicativo – porta, insieme a tutto il resto, parecchi vantaggi all’economia locale, non ultimo una rivalutazione dei valori degli immobili.


Dieci anni fa, Marzo 1999, Dan Burden e Peter Lagerwey del Walkable Communities project collaborarono alla stesura di una breve (17 pagine) relazione illustrata dal titolo Road Diets: Losing width and gaining respect nella quale si chiedevano “Possono le nostre strade guadagnare in efficienza, diversificazione delle modalità di trasporto e sicurezza diventando più strette? In molti posti stanno facendo proprio questo”.

Inoltre ci spiegavano che:
“La riconversione stradale di cui si discute qui può rappresentare il costo del biglietto per cominciare a trasformare quartieri cittadini pericolosi e insalubri in posti più robusti, vitali ed economicamente floridi. Può servire per creare modi migliori per consentire una migliore mobiltà e accessibilità ai pedoni, ai ciclisti, all’utenza del trasporto pubblico così come agli automobilisti. Migliorano la qualità della vita dei residenti e dei clienti dei negozi. Come per le diete umane, una dieta stradale senza medici (pianificatori dei trasporti ed ingegneri), analisi e prescrizioni, potrebbe essere una pazzia.”

Se questo concetto vi appare come niente più di una simpatica idea destinata a non andare da nessuna parte, guardate cosa succede negli USA:

Primo: la voce “road diet” su Wikipedia.
”Ci sono forse più di 20.000 road diets negl Stati Uniti, con altre 500-1000 introdotte ogni anno. La città nordamericana con il maggior numero di diete stradali (29) è San Francisco. La città con il maggior numero di diete stradali pro capite è Hartford, Connecticut (12). Una o due diete stradali vengono aggiunte ogni anno in queste città. I commercianti di Seattle sono ora tra i più convinti sostenitori di questi progetti, dato che velocità veicolari più basse permettono un parcheggio più facile e sicuro, migliorano l’accesso ai negozi e migliorano in generale le condizioni di vivibilità e di possibilità di spostamento a piedi nei quartieri… tutti fattori che incrementano il giro d’affari del commercio locale”.

Secondo: una simpatica presentazione di Jennifer A. Rosales, dal titolo Road Diet Handbook (February 2008) fornisce una buona descrizione dello stato dell’arte negli USA.

Terzo: potreste averer voglia di andarvi e leggere (e possibilimente contribuire ad essa) la voce road diets sul Livable Streets Wiki.

Prossimo passo: a) lasciare un commento o b) riscrivere questo articolo oppure c) avviare una dieta stradale nella vostra città o nel vostro quartiere. Fateci sapere..


--> Per saperne di più:

Prima e dopo la cura: la terra promessa della sostenibilità

Spesso quando si propone di modificare uno spazio pubblico per adattarlo più alla vita delle persone che alle automobili, si manca della potenza delle immagini. Quello che ancora non c'è non può essere visto, questo almeno fino allo scorso millennio. Adesso le cose stanno cambiando e le nuove tecnologie permettono anche alle menti meno brillanti di accedere alle risorse immaginative di cervelli più creativi...


From Livable Streets:

* Qui l'articolo di World Streets sulle simulazioni grafiche proposte da Livable Street, estremamente realistiche.

* E qui invece la grezzissima traduzione automatica in italiano del medesimo articolo.

--> Per saperne di più:

martedì 28 luglio 2009

Il migliore servizio di bike sharing è canadese?

- Adam Cooper (Canadese)
Pianeta Terra fai attenzione. La città di Montreal si sta muovendo, questa volta alimentata a pedali e carboidrati. La seconda città del Canada si sta dotando del più grande servizio di biciclette pubbliche in America del nord. BIXI (bici + taxi) è il primo tentativo canadese di bike sharing e dalle prime impressioni devo dire che è estremamente ben fatto, forse è il migliore del mondo.

Nell’estate del 2008 l’autorità pubblica dei parcheggi della città, Stationnement de Montreal, venne incaricata dal consiglio comunale della progettazione, costruzione, messa in opera e manutenzione del sistema di bike sharing. Il 12 maggio 2009 BIXI era operativo. Gestito da una ditta non-profit (Public Bike System Co.), il sistema è costituito da 3000 biciclette made in Canada dislocate in 300 punti di stazionamento situati in tutta la zona centrale della città..

Non c’è dubbio che BIXI è un esperimento pionieristico e che Montreal ha in questo modo alzato lo standard richiesto da un servizio di bike sharing. Il sistema utilizza tutte le tecnologie più avanzate disponibili nel campo del bike sharing: trasferimento wireless dei dati, punti di stazionamento alimentati da pannelli solari, interfaccia touch screen che utilizza gli affidabilissimi terminali di pagamento già installati dall’autorità per i parcheggi di Montreal. Le biciclette di BIXI sono in alluminio, molto comode, con luci al led integrate nel telaio, catena carenata, cambio a 3 velocità interno al mozzo, parti asportabili proprietarie per ridurre il rischio di furto. Inoltre gli ingegneri di BIXI sostengono di aver realizzato il miglior meccanismo antifurto esistente sul mercato, pensando a molte delle preoccupazioni che sono emerse dal progetto VELIB di Parigi.

Queste tecnologie di punta non servono solo a dare appeal al sistema in termini di sostenibilità, ma riducono anche i costi d’installazione; non sono necessarie connessioni hardware per dati ed energia elettrica, il che significa che le stazioni di BIXI possono essere collocate ovunque nella città e messe in condizioni di operare nel giro di mezzora. Questo è un valore aggiunto enorme di BIXI rispetto ad altri sistemi che richiedono squadre di operai che aprono voragini nella sede stradale. La posa e messa in opera di punti di stazionamento in altri sistemi di bike sharing, come il Velib può richiedere anche un mese di lavoro.

Un altro punto forte legato all’utilizzo di queste tecnologie è la capacità di adattamento del sistema. Le stazioni sono modulari, funzionanti su uno stile “plug and play”, con diverse possibilità disponibili per poter disporre le colonnine di stazionamento (l’unico modo in cui non le si può mettere è in cerchio). Questo significa che l’operatore può regolare sia la dislocazione che la capacità dei singoli punti di stazionamento anche a programma avviato. Il sistema può venire riconfigurato per particolari occasioni, come eventi pubblici che prevedono una vasta affluenza, oppure per ridimensionare o ampliare stazioni che non funzionano in maniera soddisfacente.

Benché BIXI sia ancora in fasce, non ho dubbi sul fatto che questa tecnologia verrà adottata in molte altre parti del Canada e del mondo. Per gli attuali iscritti al servizio questo aggiunge un ulteriore valore alla tariffa annuale di 78 dollari che pagano, dato che la loro chiave di accesso gli permetterà di accedere a qualunque altro sistema BIXI del mondo. Il tentativo di Public Bike System Co. È quello di costruire una comunità internazionale di bike sharing i cui membri possano accedere al servizio in qualunque città si trovino a viaggiare. Un altro aspetto positivo di questa tecnologia è la possibilità di registrare in un sito web il numero di chilometri percorsi in bici calcolando così i risparmi in termini di litri di benzina e di emissioni di CO2.

Se la cosa vi sembra interessante, potete contattare BIXI che si preoccuperà di fornirvi il sistema dimensionato sulle vostre esigenze. La natura non profit dell’impresa comporta la volontà di collaborare con la vostra comunità per sviluppare un servizio di bike sharing che si addica perfettamente alle vostre esigenze. Finalmente le biciclette pubbliche sono pubbliche davvero. Avete finalmente l’opportunità di avere il vostro sistema di bike sharing di terza (o quarta?) generazione libero da pubblicità e da interessi di grandi aziende. Viva la veloruzione!

Adam è un ricercatore del TREK Program Centre all’University of British Colombia. Sta preparando una tesi sulle biciclette pubbliche ed è uno dei volontari della rete “Eyes on the Street” voluta da World Streets.

- For more on BiXi:
BiXi Home page
BiXi Montreal
Bixi-Velo Facebook
Wikipedia. on Bixi
Article: Number 19 on Time Magazine Best Inventions of 2008
PriceTags on BiXi

--> Per saperne di più:

Progettazione urbanistica car free

Il Sustainable Urban Transport Project ha pubblicato una rassegna delle esperienze di progettazione urbanistica car free (già, nel mondo c'è anche questo..). Per scaricare il documento potete cliccare qui. E' necessario registrarsi (gratuitamente).

Qui il link all'articolo di presentazione su World Street
e qui una rozza traduzione automatica del medesimo.

--> Per saperne di più:

lunedì 27 luglio 2009

Il benvenuto di World Street a Nuova Mobilità

Quanto segue è la traduzione del post pubblicato il 22 luglio su World Streets come benvenuto a questo blog. Ci preme farlo conoscere al pubblico italiano per due motivi: il primo è quello di renderlo partecipe dell’attenzione che il mondo della nuova mobilità sta dedicando al nostro paese; il secondo è di invitare i nostri lettori a collaborare,oltre che con noi, anche con World Streets che costituisce senz’altro una delle più autorevoli fonti di informazioni a livello internazionale nel campo.

L’idea di dedicare ogni mese a un tema particolare sta funzionando abbastanza bene con la scelta di dedicare il mese di luglio al carsharing. A meno di due settimane dalla “fine” della prima serie di scambi e pareri sul nostro tema centrale ci stiamo preparando per il resto dell’anno. Il tema caldo di Agosto su World Street sarà l’Italia e Nuova Mobilità.

Prossima fermata a World Street: l’Italia e Nuova Mobilità

Le ragioni per cui abbiamo scelto di dare a questo progetto italiano una priorità così alta sono tre: a) la sua utilità nel riempire un vuoto come fonte affidabile in Italiano che metta a portata di mouse informazioni sugli sviluppi della nuova mobilità a livello mondiale; b) la nostra fortuna di trovare dei collaboratori italiani disponibili a lavorare con noi su base volontaria per i primi 6 mesi per farla partire; c) infine la speranza che, con il tempo e il sudore, il progetto italiano possa funzionare da modello tecnico e organizzativo per altre eventuali versioni locali di World Streets che dovessero nascere nei prossimi mesi.


1. Nuova Mobilità per i lettori italiani.

L’Italia è un esmpio interessante e abbastanza tipico di come i diversi elementi che contribuiscono a formare quello che chiamiamo il trasporto sostenibile sono (o non sono) intrecciati allo scopo di creare un migliore sistema di trasporto e delle città più vivibili all’interno di un determinato contesto geografico e linguistico. Al momento, come potrete vedere, i concetti legati alla nuova mobilità stanno gradualmente prendendo piede in Italia, ma sono ancora in una posizione fortemente minoritaria e se vengono adottati nelle pratiche dei trasporti questo viene fatto per lo più sulla base di singoli progetti e solo raramente coordinati da una regia strategica unificante: sotto questo punto di vista c’è ancora molto da fare. Ma ad essere sinceri, ci sono pochissimi posti al mondo dove a tutt’oggi si è cominciato a “mettere insieme” tutti i pezzi della nuova mobilità.
In Italia c’è un forte bisogno di immediate applicazioni di misure afferenti al campo della mobilità sostenibile e abbiamo avuto la fortuna di collaborare con alcuni colleghi sul posto coordinati da Enrico Bonfatti che è completamente bilingue e in grado di capire i concetti sottostanti alla nuova mobilità e pronto a lavorare su di essi. Negli ultimi mesi abbiamo lavorato insieme giorno per giorno per gettare le basi della prima derivazione di World Streets, Nuova Mobilità.


Le due funzioni di Nuova Mobilità in Italia:

Finestra sul trasporto sostenibile nel mondo.
Primo: garantire una finestra sul mondo della nuova mobilità per quei lettori italiani che si sentono più a loro agio a lavorare nella loro lingua di origine (più o meno tutti, ndt). Per farlo vengono selezionati quotidianamente degli articoli da World Streets e da altre fonti che si ritengono di particolare interesse per il pubblico italiano, che vengono poi tradotti ed adattati al contesto per renderli più utilizzabili del lettore italiano alla ricerca di nuove idee, approcci e ispirazioni.

Finestra sul trasporto sostenibile in Italia.
Ma Nuova Mobilità ha anche una importante funzione “interna” all’Italia, rappresentando un punto di scambio di informazioni su progetti e programmi di rilevanza, su problemi e ostacoli che impediscono le riforme del sistema dei trasporti che si stanno cercando di attuare in diverse città della penisola. Ci sono un certo numero di programmi e siti web già attivi in molte località, ma la maggior parte di questi si dedica a uno specifico problema – per esempio la ciclabilità, il car sharing, le aree pedonali, il cambiamento climatico, l’inquinamento – senza la presenza di una forte attività di coordinamento. Nuova Mobilità può servire come prezioso momento di riordino delle idee grazie al suo duplice orientamento, globale e locale.

Indipendenza editoriale.
Come World Streets, Nuova Mobilità è completamente indipendente per quanto riguarda i contenuti e i punti di vista espressi. Inoltre il programma è ispirata da un coerente sistema di principi guida che potrete trovare enunciati nella mission di Nuova Mobilità

2. Nuova Mobilità: un modello per altre edizioni locali.

Una dei principali e potenziali contributi di Nuova Mobilità è che non si tratta di un progetto o una promessa, ma di una entità operativa già in atto che può servire da pioniere ed esempio concreto per altre iniziative in altre nazioni. Naturalmente può essere migliorata in molti modi, anche dal punto di vista tecnico, e questo è uno degli obiettivi che il team italiano e di World Streets si pongono. Ma Nuova Mobilità esiste, è qua, funziona e può già assolvere delle funzioni preziosissime.

Secondo il nostro punto di vista, nonostante le enromi potenzialità di internet e la disponibilità di servizi di traduzione automatica in continuo miglioramento, c’è ancora un grande bisogno da parte di molte persone di leggere articoli scritti nella propria madre lingua. La realtà è che non è poi così facile leggere tutti i giorni delle cose scritte in una seconda o addirittura terza lingua. La maggior parte di noi compie meglio il suo lavoro nella propria lingua di origine. L’obiettivo di una rapida e piena comprensione di un flusso di informazioni quotidiano, già difficile di per sé per molti argomenti, diventa una sfida ancora più ardua in una nuova area come questa che inventa tutti i giorni nuovi e poco famigliari concetti, rimodellando continuamente il vocabolario.(ndt: sul menu di sinistra nel boxino “i mattoni della nuova mobilità” trovate un testo scorrevole con una serie di termini inglesi ancora da tradurre in italiano. Per molti di essi non sappiamo neanche se sia disponibile un termine nella nostra lingua; se avete dei suggerimenti da darci saranno più che benvenuti).

Per questo stiamo cercando altri partner in altri paesi per lavorare alla costruzione di una versione locale di World Streets sul modello dell’esempio italiano che può essere interamente esportato.
Siamo già in contatto con possibili partners spagnoli, francesi e tedeschi, ma la lista delle nazioni e delle lingue non ha bisogno di esaurirsi qui, e nemmeno dovrebbe.

# # #

Nuova Mobilità: mission

Nuova Mobilità: principi ispiratori

Contatti:
mail:editore@nuovamobilita.org
skype: nuova.mobilita

--> Per saperne di più:

Mobizen: passion sharing

Nei video promozionali di questo operatore di car sharing parigino possiamo trovare suggerimenti utili per cercare di far giungere il messaggio della nuova mobilità a un pubblico più vasto

Clicca qui per vedere il video
Clicca qui per l'articolo originale in inglese
Clicca qui per una traduzione automatica dell'articolo di World Streets

--> Per saperne di più: