lunedì 7 giugno 2010

Disastri petroliferi, ambientalismo e lezioni da apprendere.

Scandalizzati dal comportamento della BP vero? Delusi dal governo USA, il più potente del mondo, che sembra incapace di gestire i problemi creati dalle perdite di uno dei 4mila pozzi petroliferi attivi nel Golfo del Messico. Siete ambientalisti. E' naturale che vi arrabbiate. Ma prima di vestire i panni dei paladini della purezza ambientale, che ne dite di guardarvi allo specchio?

Continuare a trivellare, smettere di guidare, usare il petrolio in modo accorto.


- di Jason Henderson, San Francisco State University


Per quasi un secolo la Louisiana, il mio paese natale, è stata prodiga nel favorire la voracità petrolifera degli Stati Uniti. Più di 8mila miglia di canali sono stati costruiti attraverso le paludi per avere accesso al greggio. Questi canali hanno esposto le paludi all'acqua marina che in questo modo si sono seccate. Quando l'uragano Katrina ha colpito New Orleans nel 2005 erano rimaste pochissime paludi a smorzare la violenza della tempesta e le difese della città non ressero l'impatto. Una città americana era stata resa impotente e condannata alla distruzione. La lenta morte delle paludi culminò in un apocalisse urbana. New Orleans non è ancora guarita del tutto, nè lo sarà mai.

Oggi dopo più di 40 giorni di falliti tentativi di riparare al disastro è evidente che l'incidente causato dalla BP nel Golfo del Messico ha assunto proporzioni apocalittiche. Sembra una lenta morte dell'ecosistema del Golfo e a pagarne il prezzo maggiore sarà la pesca, una delle risorse sostenibili della regione. L'estensione della macchia di greggio sotto la superificie marina è più ampia di quella dichiarata da BP e i prodotti utilizzati per diluirla costituiscono un ulteriore fattore distruttivo dell'ambiente marino.

Nessuno sa dire quando si fermerà questo fiume di petrolio in piena. Ma mentre osserviamo e valutiamo questo tristissimo stato di cose, gli ambientalisti hanno chiesto all'amministrazione Obama di rivedere i suoi iniziali propositi di allentare le restrizioni alla ricerca di petrolio marino. I governatori e i senatori degli altri stati costieri si sono schierati contro nuove trivellazioni. E' stata dichiarata una moratoria su ulteriori ricerche di petrolio in acque profonde e i sondaggi mostrano una crescente perplessità della pubblica opinione rispetto a questa attività.

Forse gli ambientalisti hanno ragione ma, come altri Americani, la maggior parte di loro continuerà molto probabilmente a guidare e le trivellazioni dovranno venire effettuate in posti più favorevoli come la Louisiana. Così approfitto di questo momento per spingere gli ambientalisti a riflettere sulla relazione tra petrolio e guida delle automobili. Chiedo in particolare a quelle persone che vivono in posti come la California, la Virginia e il North Carolina, dove sono state proposte e bocciate delle trivellazioni, di riflettere su questo aspetto. Abbiamo bisogno del petrolio e abbiamo la fortuna di essere una civiltà che può usarlo a piacimento, ma la maggior parte della gente sta sprecando questa risorsa preziosa guidando automobili. Dobbiamo usarla in modo più saggio.

Il petrolio è una risorsa dal valore immenso. E' una delle risorse naturali, tra quelle che conosciamo, più facilmente utilizzabili. Immagazzina enormi potenziali energetici, è facilmente trasportabile per lunghissime distanze tramite oleodotti, ferrovie, camion, navi e può essere immagazzinato per lunghissimo tempo senza perdere le sue caratteristiche. Può essere distillato e raffinato facilmente e i suoi derivati sono utilizzati nelle materie plastiche, nella farmacologia e nell'industria alimentare.

Le pale eoliche e i pannelli solari vengono costruiti utilizzando polimeri derivati dal petrolio. L'energia alternativa del futuro sostenuta dagli ambientalisti non potrà fare a meno del petrolio. Anche la crescita di piante per biocarburanti richiede l'utilizzo del petrolio. Il petrolio è indispensabile per costruire ferrovie, piste ciclabili, autobus elettrici e nuovi modi di organizzare il lavoro e il commercio attraverso uno sviluppo urbano più compatto. Insomma avremo bisogno di continuare a estrarre petrolio per spostarci su un sentiero energetico più sostenibile che riduca significativamente la nostra dipendenza da fonti energetiche fossili.

Come sottolineano molti ambientalisti, non abbiamo bisogno di continuare ad estrarre petrolio ovunque. Non abbiamo bisogno di continuare a cercare nuovi giacimenti nelle profondità marine o spingerci verso aree incontaminate e selvaggie o bruciare le tossiche sabbie bituminose. Abbiamo bisogno di conservare. Dobbiamo ridurre il consumo procapite. Ma in primo luogo dobbiamo smettere di utilizzare l'auto per andare ovunque per fare qualunque cosa in modo che il petrolio possa venire utilizzato più intelligentemente.

Circa il 67% del petrolio consumato dagli americani va nei trasporti, e buona parte di questo serve per spostamenti ripetuti e routinari su brevi distanze in automobile. Questi comportano, nelle 10 aree urbane più rarefatte degli Stati Uniti, circa 27 miglia al giorno per persona e 21 miglia nelle altre città. In media una famglia percorre 21mila miglia all'anno in auto. Il 92% delle famiglie americane hanno un'automobile e il 62% ne possiede due. Attualmente il parco macchine USA ammonta a 254 milioni di veicoli, pari al 33% del parco auto mondiale, e per il 2050 sono previste 325 milioni di auto circolanti sulle strade con un tasso di crescita pari a circa l'1% annuo.

Non c'è una fonte di energia in grado di replicare questo livello di iper-automobilità. Le auto elettriche o a idrogeno avranno bisogno dell'equivalente petrolifero fornito da centinaia di impianti nucleari o a carbone che avranno bisogno anch'essi di un sacco di petrolio per venire costruiti. Dove costruiremo quelle centrali? Quali altri posti sono adatti ad accoglierle? Quante emissioni di CO2 saranno necessarie per costruirle? E ne vale la pena solo per mantenere le abitudini di guida come sono oggi? Ristrutturare intere città con nuovi distributori plug-in richiede risorse enormi in un momento nel quale non possiamo nemmeno "permetterci" la normale manutenzione di ponti e autostrde, per non parlare di far funzionare un sistema di trasporto pubblico.

L'enfasi posta da molti ambientalisti sulle "auto ecologiche" è stata una distrazione imperdonabile. Sostituire 250 milioni di automobili con auto elettriche o ibride non risolverà il problema. Sono comunque macchine che consumano petrolio, costruite con polimeri derivati dal petrolio e progettate per viaggiare per 30 miglia al giorno in un ambiente urbano. Quel petrolio deve essere conservato e utilizzato per il "grande passaggio" che dobbiamo fare se vogliamo sopravvivere come civiltà. Qualunque ambientalista che esclama regolarmente "Ma io ho bisogno di guidare!" dovrebbe davvero riflettere su quello che sta dicendo.

Consideriamo i piccoli cambiamenti negli stili di vita che possono essere fatti per cominciare a spostarci quotidianamente in bicicletta, con il trasporto pubblico o a piedi. Il 60% dei nostri spostamenti quotidiani sono entro le 5 miglia, una distanza facilmente percorribile in bicicletta. La spesa alimentare non richiede un'auto. Si può andare a farla a piedi, in bici o in autobus e trovare delle soluzioni creative per trasportarla o servirsi di un servizio di consegna a domicilio. Le persone sono abbastanza fantasiose per capire come andare comodamente a fare la spesa senza l'auto. Oltre a questo ci sono numerosi benefici aggiuntivi legati all'attività fisica, alla salute, alla riduzione dei gas serra, del rumore, della suburbanizzazione. Anche se gli ambientalisti di campagna hanno bisogno di continuare ad usare l'auto, teniamo presente che l'80% degli americani vive in zone urbane, e che molte piccole città sono facilmente percorribili a piedi o in bicicletta. Molte persone potrebbero fare questo passo se ci riflettessero. Il car sharing potrebbe garantire quella mobilità automobilistica di cui qualche volta si ha realmente bisogno.

Quegli ambientalisti che non vogliono ancora smettere di usare l'auto dovrebbero almeno smettere di ostacolare il cambiamento. In città che si suppongono progressiste come San Francisco, molti autoproclamati ambientalisti ostacolano la rimozione dei parcheggi per creare delle piste ciclabili. Altri ancora si oppongono alla introduzione di corsie preferenziali che toglierebbero spazio al traffico automobilistico. Nelle aree suburbane molti ambientalisti guidano l'opposizione alla costruzione di ambienti abitativi più compatti e moderatamente densi perchè li vedono come una minaccia alle loro abitudini di guida.

Gli ambientalisti e i politici progressisti che insistono con la guida dell'automobile devono accettare che abbiamo bisogno di rendere la guida più difficile ovunque e per qualunque cosa, in ogni momento. Chiediamo ai poveri di pagare il biglietto dell'autobus e abbiamo consentito alle tariffe di aumentare mentre il servizio veniva snaturato, ma molti ambientalisti pretendono che la guida di un'automobile sia economica e facile. La legittimazione che viene data alla guida urbana, anche ad alte velocità, e alla facilità di parcheggio deve essere ridefinita. E gli ambientalisti/automobilisti devono rallentare così che quelli di noi che vogliono cambiare possano farlo in sicurezza.

Invece del vecchio approccio ormai stanco che chiede di fermare le trivellazioni gli ambientalisti dovrebbero guidare il cambiamento con l'esempio, smettendo di usare l'auto in modo che possiamo continuare a estrarre il petrolio in modo saggio ed accorto, un modo che ci metta nelle condizioni di poter attuare i cambiamenti necessari. Altrimenti le critiche ambientaliste sul disastro del Golfo saranno difficilmente prese in considerazione. Negli USA c'è un movimento car-free e car-lite che cerca di creare degli ambienti di vita e lavoro che non portino alla dipendenza dall'auto. Per favore unitevi in questo sforzo. E ricordatevi che ci sarà ancora bisogno di petrolio per raggiungere questi obiettivi, così usatelo in modo saggio.


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L'autore:

Jason Henderson è professore di Geografia all'Università Statale di San Francisco e sta scrivendo un saggio sulle politiche di mobilità urbana. E' uno specialista nel campo del trasporto pubblico, della mobilità urbana e della progettazione urbana finalizzata all'ottimizzazione dei servizi di mobilità. _E' cresciuto a New Orleans dove ha passato molto tempo nelle umide zone costiere osservando l'attività dell'industria petrolifera e del gas. Non ha mai posseduto un'auto.

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