L'ultimo numero della rivista on line "World Trasnport Policy and Practice" è da ieri disponibile on line su www.eco-logica.co.uk. Ciclabilità, spostamenti per andare a scuola, sistemi di pianificazione del traffico tra gli argomenti trattati, ma quello che più vi può interessare è l'editoriale del direttore John Whitelegg sull'imminente vertice di Copenhagen che vi proponiamo in una traduzione integrale.
Journal of World Transport Policy and Practice, Vol. 15, No. 3
Editoriale
A pochi giorni dall'apertura del vertice di Copenhagen cosa vorrebbero dai politici tutti i nostri abbonati e collaboratori che ogni giorno lavorano alla vigna della sostenibilità dei trasporti?
Allo scopo di questa discussione risulta inutile soffermarsi sulla loro capacità o volontà di prendere delle decisioni; molto più proficuo è interrogarsi su quello che potrebbero fare se si assume che abbiano le competenze e la volontà per farlo. Prendiamo atto che il pianeta e tutte le specie viventi che lo abitano si trovano di fronte a un rischio di catastrofe particolarmente elevato conseguente al cambiamento climatico. Prendiamo anche atto che le possibilità di conseguenze drammatiche sono proporzionali alla quantità di emissioni di gas serra. Più gas serra produciamo e più la loro permanenza nell'atmosfera si prolunga, più alta è la probabilità che portino l'ecosistema verso questo scenario:
Possiamo naturalmente ignorare tutto questo etichettandolo come una cosa senza senso, ma in base a semplici considerazioni di calcolo della probabilità, dell'opportunità di adottare delle misure precauzionali e dei vantaggi derivanti dall'innesco di circoli virtuosi, tale atteggiamento di indifferenza sarebbe uno sbaglio. Abbiamo ormai una comprensione sufficiente dei problemi dei trasporti per renderci conto che affrontare il cambiamento climatico significa anche affrontare il problema dell'inquinamento atmosferico e ridurre i 3000 morti quotidiani conseguenti al nostro amore per quelle ingombranti scatole di metallo che si aggirano rombando per le nostre strade e le nostre vie. C'è molto poco da perdere da un programma su vasta scala di riduzione delle emissioni e molto da guadagnare.
In un mondo razionale, che si autotutela, preoccupato della giustizia sociale, della salute e della felicità sarebbe ragionevole aspettarsi che i leader politici riuniti a Copenhagen concordino su alcuni cambiamenti di base da apportare al modo nel quale funzionano l'amministrazione, la politica e la giustizia. Potremmo ragionevolmente aspettarci:
Quello descritto qui sarebbe sicuramente un buon inizio, ma naturalmente non si verificherà. I nostri leader politici non hanno la volontà di mettere in atto serie politiche volte a contrastare il cambiamento climatico e non pensano che un futuro a basse emissioni sia possibile o desiderabile.
In questo senso sposano esattamente la stessa posizione di quei politici che alla fine del XVIII secolo in Gran Bretagna, Francia e Olanda si opponevano all'abolizione della schiavitù. A quel tempo era possibile trovare forti argomenti a favore del mantenimento della schiavitù proprio come oggi è facile trovare forti argomenti a favore di uno scenario immutabile basato sui combustibili fossili, l'ipermobilità, la globalizzazione e il libero commercio. Il dibattito sulla schiavitù oggi sembra abbastanza vergognoso. Come potevano i politici più anziani e i grandi imprenditori dell'epoca essere a favore della schiavitù? Ma a tutti in effetti lo erano e parecchie votazioni al parlamento inglese bloccarono i tentativi di abolire la schiavitù per molti anni.
Questa è la situazione in cui ci troviamo alla vigilia di Copenhagen. Come possono i leader mondiali nascondersi, ondeggiare, scansarsi e non sostenere delle strategie di riduzione delle emissioni "senza scusanti" da mettere in atto quanto prima? Comunque, non le sosterrano e ancora una volta sarà vergognoso, ma questa volta lottiamo contro il cronometro della natura che non sappiamo se sarà disposta a concederci il lusso dei parecchi ripetuti tentativi che alla fine diedero ragione alla campagna contro la schiavitù.
John Whitelegg
Stockholm Environment Institute
John Whitelegg è docente di Sostenibilità dei Trasporti alla Liverpool John Moores University e di Sviluppo Sostenibile alla University of York's Stockholm Environment Institute, fondatore ed editore del Journal of World Transport Policy and Practice. E' Consigliere comunale a Lancaster e dirigente del Green Party nel North West England
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